In Tempo di amare anche il passaggio da un anno all’altro diventa un’occasione per raccontare non soltanto i destini dei protagonisti, ma anche la società e le abitudini della Rio de Janeiro di fine anni Venti.
Nelle puntate assistiamo infatti al Réveillon, la festa di Capodanno che saluta il 1928 e accompagna i personaggi verso il 1929. La telenovela sceglie di mostrarlo attraverso ambienti molto diversi: dalle tavole eleganti delle famiglie più agiate ai festeggiamenti popolari in piazza, tra musica e balli.
Quattro modi diversi di accogliere il 1929
CASA DELLA FAMIGLIA MACEDO
A casa della famiglia Macedo, Reinaldo, Lucinda e la zia Emília si preparano ad accogliere il nuovo anno insieme a Ignazio. La tavola è apparecchiata per l’occasione e decorata con fiori e candele; Reinaldo invita anche Justino e Tiana a sedersi con loro e a prendere parte alla cena. È Lucinda a voler pronunciare il brindisi, nonostante Reinaldo le faccia notare che non è ancora mezzanotte. Ma quello che dovrebbe essere un momento di festa si trasforma improvvisamente in una scena drammatica: mentre si alza, la ragazza urta col bicchiere un candelabro e la tovaglia prende fuoco.

Le fiamme fanno riaffiorare il trauma dell’incendio nel quale Lucinda perse la madre e rimase segnata al volto. Sconvolta, la giovane viene raggiunta da Ignazio, che riesce a calmarla. I due si avvicinano e si baciano, sotto lo sguardo di Emília.

Il nuovo anno, per Lucinda, comincia quindi facendo riaffiorare il momento più doloroso della sua vita ma, nello stesso tempo, rafforzando il legame che sta costruendo con Ignazio.
CASA DI CELESTE HERMINIA
Contemporaneamente si festeggia anche a casa di Celeste Hermínia, che non si è sentita bene negli ultimi mesi e i medici sospettano un tumore, anche se lei preferisce conoscere l’esito degli esami dopo la festa, così da non rovinare uno dei momenti più attesi dell’anno.

Tra gli invitati ci sono Bernardo, Celina ed Elvira – Alzira nella versione originale brasiliana – e proprio Bernardo porta con sé Teodoro, che non era stato invitato.
Il deputato è appena rientrato dal Portogallo e racconta di essere stato dalla sua figlioccia Josefina e dal marito Martim, partecipando al battesimo della bambina che la coppia ha adottato, Maria Eugênia. Ha con sé anche una fotografia della piccola.
È Elvira a notare sul volto della bambina una particolare voglia a forma di cuore. Celeste ne rimane profondamente turbata.

Così, mentre tutti stanno idealmente lasciandosi alle spalle l’anno appena trascorso, proprio il passato torna a bussare alla porta di Celeste.
La fotografia che Teodoro mostra quasi casualmente durante una serata di festa si trasforma infatti in un nuovo indizio destinato a intrecciarsi con uno dei grandi misteri della storia.
MARIA VITTORIA E I SUOI AMICI
Il Capodanno di Maria Vittoria ed Helena ha invece un’atmosfera completamente diversa. Le due ragazze si uniscono ai festeggiamenti nella piazza difronte al cinema, dove l’arrivo del nuovo anno viene celebrato all’aperto, tra musica e balli. Con loro ci sono anche Giuseppe e Tommaso, i due amici italiani conosciuti durante il viaggio dal Portogallo al Brasile.

Non ci sono le tavole riccamente apparecchiate delle case dei Macedo o di Celeste: qui il Réveillon si vive per strada, in mezzo alla gente.
La telenovela ci mostra così, nella stessa notte, mondi differenti della città: da una parte le riunioni private delle famiglie più agiate, dall’altra una festa popolare, semplice e collettiva.
Per Helena, però, la serata riserva soprattutto un momento particolarmente emozionante.
Felicia e Natalia, le sue sorelle, riescono ad allontanarsi momentaneamente dalla Maison Dorée e raggiungono Helena per salutarla. La loro visita deve essere breve: devono tornare indietro prima che qualcuno si accorga della loro assenza.
Per pochi minuti, però, le tre sorelle riescono a ritrovarsi.

E mentre tutt’intorno la città festeggia l’inizio del 1929 con musica e danze, Helena, Felicia e Natalia conquistano un piccolo momento di libertà e di affetto familiare, reso ancora più prezioso dalla situazione in cui le due ragazze sono costrette a vivere alla Maison Dorée.
Per Maria Vittoria, però, il Réveillon non termina con i festeggiamenti in piazza.
Più tardi, mentre continua a pensare a Ignazio e alla speranza di ritrovarlo, non riesce a dormire e decide di uscire per le strade di Rio de Janeiro.
Durante la sua passeggiata si trova improvvisamente davanti a un cane aggressivo. Quando l’animale sembra sul punto di attaccarla, arriva un’automobile. Dalla vettura scende Vicente, che riesce ad allontanare il cane.
È la prima volta che i due si incontrano.

La coincidenza narrativa è significativa: Maria Vittoria comincia il nuovo anno ancora completamente legata al suo passato e all’uomo che ama, ma proprio quella notte il destino mette sulla sua strada una persona destinata ad assumere un ruolo molto importante nella sua nuova vita in Brasile.
IL CABARET DI MADAME LUCERNE
Il quarto volto del Réveillon è quello mondano e scintillante del cabaret di Madame Lucerne.
Alla Maison Dorée il nuovo anno viene accolto tra abiti eleganti, musica, brindisi e fontane luminose.
Madame Lucerne festeggia insieme alle artiste e agli ospiti del locale, in un’atmosfera vivace e spettacolare, molto diversa tanto dall’intimità delle case private quanto dalla festa popolare vissuta da Maria Vittoria e dai suoi amici.

La scena trova un preciso riscontro nelle abitudini della Rio de Janeiro dell’epoca, quando cabaret, casinò, alberghi e locali organizzavano serate speciali per il Réveillon, con balli, spettacoli e decorazioni preparate appositamente per salutare l’arrivo del nuovo anno.

Attraverso queste quattro ambientazioni, Tempo di amare restituisce quindi i diversi volti del Capodanno carioca del 1928: la cena familiare, il ricevimento borghese, la festa popolare all’aperto e la notte mondana dei locali di spettacolo. Quattro modi differenti di accogliere il 1929, ciascuno destinato a segnare in maniera diversa la vita dei protagonisti.
Ma come si festeggiava davvero il Réveillon nella Rio de Janeiro del 1928?
Alla fine degli anni Venti, il Réveillon carioca non era ancora la gigantesca celebrazione collettiva sulla spiaggia di Copacabana che conosciamo oggi. L’abitudine di riunirsi in massa sul litorale durante la notte di Capodanno si sarebbe affermata soltanto nei decenni successivi, anche grazie alle celebrazioni delle religioni afro-brasiliane e agli omaggi a Iemanjá.
Questo non significa, però, che nella Rio de Janeiro del 1928 il passaggio al nuovo anno passasse inosservato. Il termine francese “Réveillon” era già utilizzato dalla stampa e alberghi, casinò, club e locali organizzavano cene, balli e serate speciali.
Una testimonianza particolarmente interessante riguarda proprio la notte tra il 31 dicembre 1928 e il 1º gennaio 1929, la stessa rappresentata in Tempo di amare.
Nei giorni precedenti il Capodanno, i giornali di Rio pubblicizzarono una grande festa organizzata al Casino Beira-Mar e intitolata “O Nascer de 1929”, ovvero “La nascita del 1929”.

La stampa la presentava esplicitamente come il Réveillon dell’ultimo giorno dell’anno e raccontava che, per l’occasione, erano state realizzate decorazioni completamente nuove, ideate dagli artisti Hypolito Colomb e Rafael Parra intorno al tema della nascita del nuovo anno.
Il Réveillon era dunque già un importante appuntamento mondano, fatto di musica, decorazioni, balli e incontri sociali. Anche l’anno precedente il Copacabana Casino-Theatro aveva annunciato un «elegante e distinto Réveillon», illuminando riccamente i saloni e persino la facciata.
Le cene e i ricevimenti che vediamo nelle case di Reinaldo e, soprattutto, di Celeste trovano quindi un preciso riscontro nelle consuetudini della borghesia e dell’alta società carioca dell’epoca.

La scena di Maria Vittoria, Helena, Giuseppe e Tommaso ci mostra invece il volto più popolare della festa. Non va però confusa con il moderno Réveillon di Copacabana. La telenovela non rappresenta l’immensa folla riunita sulla spiaggia, ma un festeggiamento urbano all’aperto, fatto di musica, balli e partecipazione collettiva.
Negli anni Venti, Rio de Janeiro viveva già intensamente i propri spazi pubblici. Copacabana, in particolare, stava diventando uno dei nuovi centri della vita sociale della città. Lungo l’Avenida Atlântica era diffuso il footing, la passeggiata elegante durante la quale si camminava, si conversava e ci si lasciava osservare, mentre club, casinò e alberghi contribuivano alla nascita della cosiddetta “Rio chic”.
Il Copacabana Palace, inaugurato nel 1923, era già uno dei simboli della modernità e dell’eleganza del quartiere. L’immagine contemporanea del Capodanno carioca, tuttavia, non esisteva ancora.
Sarebbe quindi anacronistico immaginare i protagonisti di Tempo di amare tutti vestiti di bianco sulla spiaggia, in attesa di un grande spettacolo pirotecnico. La trasformazione della notte di San Silvestro in una gigantesca celebrazione sulla sabbia sarebbe avvenuta soltanto nei decenni successivi.
Nella Rio de Janeiro del 1928, però, si festeggiava eccome: nelle case private, nei casinò, nei club e anche all’aperto.
Il Réveillon aveva ancora molti volti differenti, ed è proprio questa varietà che Tempo di amare riesce a restituire.

È davvero interessante vedere i diversi modi di festeggiare il capodanno in differenti ambienti.
Complimenti per questo approfondimento! 👏🏻
Molto interessante questo approfondimento! Complimenti!
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Il capodanno che preferisco è quello popolare,festeggiato in strada da Maria Vittoria e i suoi amici.
Anch’io preferisco quello