Oggi vi parlo di un aspetto particolare della trama di Tempo di amare, nato da un’interessante osservazione lasciata da una spettatrice sulla mia pagina Facebook:
Com’è possibile che, alla fine degli anni Venti, esistessero già cure capaci di aiutare Ignazio a recuperare la vista, mentre sembrava non esserci alcun rimedio per attenuare la cicatrice sul volto di Lucinda, nonostante la ragazza avesse anche un padre medico?
Il confronto è suggestivo, ma mette in relazione due condizioni molto diverse.
La cecità di Ignazio viene presentata come la conseguenza emotiva dell’aggressione, senza che siano riscontrate alterazioni evidenti agli occhi.
Grazie all’interessamento di Reinaldo, Ignazio viene visitato dal dottor Falcão, uno specialista che lo sottopone ad alcune sedute definite nella telenovela come un «trattamento di scosse elettriche».
Durante la terapia gli vengono inoltre prescritte gocce contro la nausea e il dolore, oltre ad alcuni preparati rinvigorenti. Il medico gli comunica che la cecità è stata provocata dalle conseguenze emotive dell’aggressione e che la vista è recuperabile.

Ma una persona può realmente perdere la vista in seguito a uno shock emotivo?
E le cure mostrate nella telenovela sono compatibili con la medicina praticata tra il 1927 e il 1929?
La spiegazione fornita dal dottor Falcão richiama una condizione che, nel linguaggio medico degli anni Venti, veniva comunemente definita cecità isterica. Con questa espressione si indicava una perdita parziale o completa della vista che non poteva essere spiegata da lesioni evidenti agli occhi.
Oggi il termine “isterica” è considerato superato e si parla generalmente di disturbo visivo funzionale o perdita visiva funzionale.
Ciò non significa che il paziente finga consapevolmente di non vedere. Il disturbo funzionale è diverso dalla simulazione: la persona vive realmente la difficoltà visiva, anche se gli esami non individuano una lesione strutturale capace di giustificarne la gravità. La medicina contemporanea raccomanda di formulare questa diagnosi sulla base di elementi clinici positivi e solo dopo avere valutato attentamente le possibili malattie oculari e neurologiche.
Nel caso di Ignazio, la telenovela lega direttamente la cecità alla violenza subita durante la rapina.
La diagnosi è quindi presentata in maniera semplificata, ma l’idea che un evento traumatico possa essere seguito da una perdita della vista priva di una lesione oculare evidente era già conosciuta dai medici dell’epoca.

Come venivano esaminati gli occhi?
Negli anni Venti non esistevano ancora la risonanza magnetica o la tomografia computerizzata, ma l’oculista poteva controllare la reazione delle pupille, la percezione della luce, la pressione oculare e il fondo dell’occhio mediante l’oftalmoscopio.
Dopo un’aggressione violenta come quella subita da Ignazio, però, sarebbe stato necessario escludere anche possibili danni al cervello, alla retina o al nervo ottico. La telenovela non mostra esami abbastanza approfonditi da spiegare come il dottor Falcão sia arrivato con certezza a una diagnosi di origine emotiva.

Più controverso è il trattamento con le cosiddette «sessioni di scosse». Non si trattava del moderno elettroshock, introdotto soltanto nel 1938, ma probabilmente di una forma di elettroterapia, già utilizzata all’epoca per alcuni disturbi considerati funzionali o isterici.
Le sedute mostrate nella telenovela sono quindi storicamente plausibili, ma vengono presentate in modo molto generico e semplificato per esigenze narrative.
Come si è preparato Bruno Cabrerizo per interpretare al meglio una persona non vedente?

Per interpretare la cecità di Ignazio, Bruno Cabrerizo non si è affidato soltanto alle indicazioni della sceneggiatura e della regia. L’attore è stato seguito da un preparatore e ha visitato l’Instituto Benjamin Constant di Rio de Janeiro, centro specializzato nell’educazione e nella riabilitazione delle persone cieche e ipovedenti. Durante la visita, Cabrerizo ha provato a svolgere alcune attività quotidiane senza utilizzare la vista, sotto la guida del professor Thiago Soares.
L’attore ha partecipato ad attività manuali e ha sperimentato alcuni sistemi utilizzati per orientarsi negli spazi. L’esperienza gli ha permesso di comprendere quanto, in assenza della vista, diventino importanti il tatto, l’udito, la memoria dell’ambiente e la capacità di individuare punti di riferimento. Elementi che ritroviamo anche nell’interpretazione di Ignazio, quando il personaggio si muove con cautela, cerca appoggi e riconosce le persone soprattutto attraverso la voce e il contatto.
Ancora più delicata è la fase del recupero. Ignazio non torna infatti a vedere improvvisamente: comincia prima a percepire la luce, poi alcune sagome e immagini ancora sbiadite. Bruno Cabrerizo deve quindi rappresentare una condizione intermedia, raccontando il miglioramento attraverso piccoli cambiamenti nello sguardo, nei movimenti e nelle reazioni.
Cabrerizo cercò di avvicinarsi alle esperienze quotidiane delle persone con disabilità visiva, evitando di costruire il personaggio soltanto attraverso gesti convenzionali o stereotipati.
Perché Lucinda non poteva essere curata allo stesso modo?
Il confronto iniziale trova così una risposta.
Non è corretto pensare che la medicina dell’epoca fosse capace di guarire la cecità di Ignazio ma completamente impotente davanti alla cicatrice di Lucinda. Le due condizioni erano profondamente diverse.
La perdita della vista di Ignazio viene presentata come un disturbo funzionale e potenzialmente reversibile, privo di una lesione strutturale evidente.

La cicatrice di Lucinda, invece, deriva da un’ustione che ha danneggiato fisicamente i tessuti del volto. Anche negli anni Venti potevano esistere trattamenti chirurgici o estetici capaci di migliorare alcune cicatrici, ma eliminarle completamente era molto più difficile, soprattutto quando erano estese, profonde e ormai consolidate.
Il fatto che Reinaldo fosse un medico, quindi, non significava automaticamente che potesse restituire alla figlia l’aspetto precedente all’incendio.
Spero di aver risposto alla vostra curiosità.
Un abbraccio e, se vi va, lasciate un commento.

Molto interessante la tua analisi,in effetti nel periodo storico in cui è ambientata la telenovela spesso si riteneva che molti disturbi fossero di natura isterica.Adesso la medicina si è molto evoluta,naturalmente,ma esistono disturbi che i medici ritengono di natura psicosomatica.
Interessante questo approfondimento 👏🏻