Una delle vicende di Tempo di amare che ha suscitato più domande tra gli spettatori riguarda la piccola Mariana, la figlia di Maria Vittoria e Ignazio. Mi avete scritto in tanti chiedendomi soprattutto come sia possibile che la bambina venga portata via dal convento, affidata a un’altra coppia, registrata con un nuovo nome e poi nuovamente sottratta a quelli che, nel frattempo, sono diventati a tutti gli effetti i suoi genitori.
Per capire bene questa storia bisogna mettere ordine nei diversi passaggi e, soprattutto, ricordare che siamo tra la fine degli anni Venti e l’inizio degli anni Trenta. Il concetto di adozione non era quello che conosciamo oggi.
Da Mariana a Maria Eugênia
Maria Vittoria scopre di essere incinta di Ignazio, che nel frattempo è partito per il Brasile in cerca di fortuna. Suo padre José Augusto, per evitare lo scandalo di una gravidanza fuori dal matrimonio, la rinchiude in un convento.
Qui la ragazza dà alla luce una bambina e decide di chiamarla Mariana, in memoria della nonna paterna.
La felicità, però, come ben sapeva, dura pochissimo.

Su ordine di José Augusto, la neonata viene portata via dalla madre senza il suo consenso e consegnata a Martim e Josefina, una coppia di Lisbona che da tempo desiderava un figlio ma non riusciva ad averne.
I due vengono definiti i genitori adottivi della piccola ma, dal punto di vista storico e giuridico, ciò che avviene è molto diverso da una moderna adozione.
Mariana non viene registrata come una bambina abbandonata, una trovatella o una minore dai genitori sconosciuti. Viene fatta passare direttamente per figlia di Martim e Josefina.
La bambina assume il nome di Maria Eugênia e nei documenti risulta nata a Lisbona da padre Martim Vieira e madre Josefina.
Questo particolare cambia completamente il modo di leggere tutta la vicenda.
In Portogallo l’adozione legale non esisteva ancora
Alla fine degli anni Venti, in Portogallo, non esisteva un vero istituto giuridico dell’adozione paragonabile a quello attuale. Il Codice civile del 1867 non aveva accolto l’adozione e bisognerà aspettare il nuovo Codice civile del 1966 perché venga nuovamente introdotta nell’ordinamento portoghese.
Questo significa che Martim e Josefina non potevano seguire una procedura attraverso la quale Mariana diventasse legalmente loro figlia adottiva.
Potevano crescerla, mantenerla, considerarla loro figlia e presentarla socialmente come tale. Ma non esisteva un provvedimento di adozione capace di modificare legalmente la sua filiazione.
Ed è proprio per questo che, nella vicenda raccontata dalla telenovela, si percorre un’altra strada: la bambina non viene registrata come “adottata”, ma come se fosse nata davvero da Martim e Josefina.
In pratica viene creata per lei una nuova identità: Mariana diventa Maria Eugênia.
È importante distinguere il caso di Mariana da quello dei bambini abbandonati che all’epoca venivano definiti “expostos” o “enjeitados”.
Per quei bambini esistevano procedure specifiche: un neonato trovato senza genitori poteva essere registrato dalle autorità, ricevere un nome e successivamente essere affidato ad altre persone.
Ma non è questo ciò che accade a Mariana.
Mariana ha una madre conosciuta, è nata da Maria Vittoria, non è stata trovata per strada e non è stata abbandonata da genitori sconosciuti.

Martim e Josefina non la ricevono quindi come una bambina senza identità: la ricevono attraverso il convento e le viene attribuita una nuova identità nella quale loro compaiono come padre e madre.
Questo spiega perché la registrazione di Maria Eugênia sia così delicata.
Non documenta un’adozione ma una filiazione diversa da quella reale.
E il battesimo?
Anche il battesimo può trarre in inganno. Maria Eugênia viene battezzata e Teodoro, quando torna in Brasile, racconta di essere stato in Portogallo proprio per partecipare al battesimo della bambina, figlia di due suoi cari amici.
Ma negli anni in cui è ambientata Tempo di amare il battesimo non sostituiva più la registrazione civile.
In Portogallo il registro civile era obbligatorio già dal 1911. Nascite, matrimoni e morti dovevano essere registrati presso gli uffici dello Stato indipendentemente dalla religione, mentre il battesimo rimaneva un sacramento religioso.
Quindi battezzare Mariana come Maria Eugênia non bastava a trasformarla legalmente nella figlia di Martim e Josefina.
Il passaggio decisivo era la registrazione civile nella quale la bambina risultava effettivamente loro figlia.
Ed è proprio quella registrazione a diventare uno dei nodi centrali della storia.
Il convento agisce fuori dalla legalità
Più avanti sarà la stessa telenovela a chiarire che il convento nel quale Maria Vittoria è stata rinchiusa non opera regolarmente.
Delfina, per vendicarsi delle religiose, denuncia l’esistenza di un convento clandestino nel quale vengono consegnati bambini ad altre famiglie dietro pratiche illegali.
Questo significa che ciò che accade a Mariana non deve essere interpretato come una normale procedura dell’epoca.
Le suore non stanno semplicemente aiutando una madre a dare in affidamento una figlia. Prendono una neonata senza il consenso della madre biologica e la consegnano a un’altra coppia, permettendo che venga fatta passare come loro figlia.
José Augusto è coinvolto fin dall’inizio, perché è stato lui a volere che Mariana fosse allontanata da Maria Vittoria. Ed è proprio questa origine irregolare a rendere successivamente quasi impossibile per tutti risolvere la situazione in maniera limpida.

A un certo punto la registrazione di Maria Eugênia scompare dal registro civile.
La pagina sulla quale risultava che la bambina era nata a Lisbona da Martim e Josefina viene strappata e consegnata segretamente alla madre superiora del convento, per non permettere a José Augusto di sapere dove si trovi la bambina.
Successivamente quella pagina verrà recuperata perché Delfina, che sapeva fosse nelle mani delle suore, va in convento e se la fa consegnare per fare il modo che i genitori adottivi portino via la bambina dalla tenuta, in quanto la piccola rappresenta un pericolo per lei, diventando l’erede universale del patrimonio della famiglia Correia-Guedes.
Ed è qui che nasce una domanda più che legittima: se Martim e Josefina riescono a rientrare in possesso del documento che dimostra che Maria Eugênia risulta loro figlia, perché non possono semplicemente presentarlo alle autorità e riprendersi la bambina?
La risposta è che quella pagina rappresenta contemporaneamente la loro prova più importante e il loro problema più grande.
Martim e Josefina potrebbero mostrare la pagina del registro e sostenere che Maria Eugênia sia stata registrata come loro figlia. Ma immediatamente nascerebbero altre domande.
Chi ha strappato quel documento? Perché ora la coppia lo riporta? Come l’ha recuperata? E perché c’è un signore che sostiene che la bambina sia sua nipote, figlia di un’altra donna?
Se Martim e Josefina decidessero di utilizzare quel documento per rivendicare la bambina, rischierebbero inevitabilmente di far emergere tutta la storia clandestina attraverso la quale l’hanno ricevuta.
Questo, però, non significa che Martim e Josefina debbano essere considerati soltanto due persone coinvolte in una pratica illegale. Dal loro punto di vista, Maria Eugênia è ormai la loro bambina.
L’hanno desiderata, accolta, battezzata, portata nella propria casa e hanno iniziato a costruire intorno a lei una famiglia.
Quando José Augusto la porta via, loro non vivono la scomparsa di una bambina che stavano semplicemente ospitando. Vivono la scomparsa di una figlia, la cercano disperatamente, si rivolgono a un avvocato, coinvolgono la polizia e provano in ogni modo a ritrovarla. Josefina, soprattutto, vive un dolore autentico.
Il fatto che tutto sia nato da una procedura illegale non cancella il legame affettivo che nel frattempo si è creato. Ed è forse proprio questo uno degli aspetti più dolorosi della storia: Mariana viene strappata prima a Maria Vittoria e poi, in modo completamente diverso ma altrettanto traumatico, a Josefina.
Quando José Augusto scopre dove si trova la nipote, non percorre immediatamente la strada delle autorità ma sequestra la bambina che vive con Martim e Josefina.

E anche questo non può essere giustificato soltanto perché sappiamo che Mariana è realmente sua nipote.
José Augusto aveva già commesso un errore enorme decidendo di separare Maria Vittoria dalla figlia. Quando cerca di rimediare, sceglie ancora una volta di agire al di fuori delle regole.
Toglie la bambina a Martim e Josefina senza aspettare che sia un’autorità a stabilire a chi debba essere affidata.
Probabilmente agisce così perché capisce che la via giudiziaria sarebbe stata estremamente complicata per tutti. Non soltanto per Martim e Josefina. Anche per lui.
José Augusto dovrebbe infatti spiegare perché inizialmente ha consentito che Mariana venisse allontanata dalla madre e consegnata a un’altra coppia. O avrebbe dovuto inventare un rapimento, una storia che giustificasse la “consegna” della bambina da parte della madre?
Martim e Josefina dovrebbero spiegare perché una bambina che non hanno generato risulta registrata come loro figlia. Le suore dovrebbero ammettere di aver preso Mariana a Maria Vittoria senza il suo consenso.
E bisognerebbe stabilire quale valore attribuire a documenti che raccontano due storie completamente differenti della stessa bambina.
Da una parte Maria Eugênia, figlia di Martim e Josefina.
Dall’altra Mariana, figlia di Maria Vittoria.
In mezzo, un convento clandestino.
Una matassa giuridica e documentale difficilissima da sciogliere.
Per questo il gesto di José Augusto rimane sbagliato, ma è possibile comprendere perché, nella sua mente, diventi l’unico modo immediato per riportare la nipote nella famiglia biologica.
Non è necessariamente l’unica strada che avrebbe potuto percorrere.
È però quella che gli permette di agire subito, evitando una battaglia legale lunga e dall’esito tutt’altro che scontato.

E allora perché la pagina recuperata non basta? Perché, nel frattempo, José Augusto dispone dei documenti che identificano la bambina come Mariana, figlia di Maria Vittoria. Martim e Josefina possono mostrare la pagina sulla quale Maria Eugênia risulta loro figlia, ma a quel punto non basta dimostrare che esiste una Maria Eugênia registrata a Lisbona.
Devono dimostrare che quella Maria Eugênia è proprio Mariana.
E per dimostrarlo devono ricostruire tutta la storia.
La pagina strappata non è quindi una specie di lasciapassare che permette loro di entrare alla Quinta e riprendersi la bambina.
È soltanto un elemento di una vicenda molto più complessa.
E soprattutto non attribuisce loro un diritto derivante da una vera adozione, perché quell’adozione giuridica non è mai esistita.
Entrambe le parti avrebbero qualcosa da spiegare. È questo, forse, il vero equilibrio della vicenda.
José Augusto non può presentarsi come completamente innocente, perché è stato lui a mettere in moto tutto.
Martim e Josefina non possono limitarsi a dire di essere i genitori di Maria Eugênia, perché dovrebbero spiegare come una bambina nata da un’altra donna sia diventata legalmente loro figlia.
Nessuno dei due fronti possiede una situazione perfettamente limpida.
E questo rende una vera battaglia giudiziaria molto più difficile di quanto possa sembrare guardando semplicemente un certificato.
José Augusto scopre anche che Martim si trova in serie difficoltà economiche. Ed è qui che la storia prende una direzione ancora più amara. Invece di arrivare fino in fondo a una lunga battaglia giudiziaria, i due uomini raggiungono un accordo.
Martim accetta di rinunciare alle proprie pretese sulla bambina in cambio di denaro ma Josefina non deve sapere nulla dell’accordo.
Ed è forse proprio questo passaggio a raccontare meglio di qualsiasi discorso quanto fosse fragile l’intera situazione.
Non è un giudice a stabilire definitivamente chi abbia ragione.
Non esiste un regolare procedimento di adozione da annullare.
Non viene celebrato un processo capace di ricostruire tutto ciò che è accaduto dal momento della nascita.
La questione viene chiusa attraverso un accordo privato.
E, ancora una volta, attraverso il denaro.

Grazie per aver spiegato in maniera dettagliata tutta la vicenda perché anche a me non era di chiara lettura! Diciamo che il fulcro di tutto è l’illegalità dell’adozione che non permetteva ai genitori adottivi di farsi rivalere.