Qualche giorno fa abbiamo raccontato come Terra Nostra abbia risvegliato in Brasile l’interesse per la lingua italiana e, in molti discendenti degli immigrati, il desiderio di riscoprire le proprie origini e i ricordi familiari. Ma il fenomeno non si fermò alle parole e alla memoria. L’Italia della novela entrò anche nelle cucine e sulle tavole degli spettatori, trasformando la gastronomia in un altro sorprendente punto d’incontro tra finzione e vita quotidiana.


«Vorrei il macarrão di Paola»
L’influenza della novela sulle abitudini alimentari del pubblico non fu soltanto un’operazione di marketing. Una ricerca dell’antropologa Maria Catarina Chitolina Zanini cita una notizia pubblicata dal Diário do Povo il 20 febbraio 2000, quando Terra Nostra era ancora in onda, secondo la quale la popolarità della novela stava favorendo anche le vendite dei produttori di pasta artigianale.
Il proprietario di un pastificio di Campinas raccontò che uno dei formati maggiormente richiesti era diventato il tagliolino e che alcuni clienti arrivavano nel negozio chiedendo direttamente il «macarrão da Paola».


La telenovela aveva quindi reso immediatamente riconoscibile un prodotto della tradizione italiana, trasformandolo quasi in un oggetto del desiderio per gli spettatori.
Il successo della novela fu sfruttato quasi immediatamente anche sul piano commerciale. Il 21 novembre 1999 la Folha de S.Paulo annunciava che, a partire da quello stesso mese, sarebbero arrivati nei supermercati brasiliani pasta, vino, salsa di pomodoro e perfino stoviglie con il marchio Terra Nostra.
La Adria Alimentos, azienda attiva da oltre un secolo, preparò una linea di pasta Terra Nostra composta da fusilli, penne e spaghetti, prevista nei negozi dalla fine di novembre. Dacio Pozzio, presidente della Socma Alimentos, produttrice della pasta Adria, spiegò che l’azienda considerava naturale associare il proprio nome, fortemente legato alla tradizione italiana, a una produzione televisiva come Terra Nostra. Per il 2000 era prevista la vendita di circa 500 tonnellate di pasta con il marchio della novela.
Sempre nel novembre 1999 anche Arisco lanciò un estratto di pomodoro e un sugo pronto Terra Nostra. Il responsabile marketing Flavio Chirichella precisò che si trattava della prima volta in cui l’azienda legava il proprio marchio a una telenovela e che era stata la Globo a contattarla per sviluppare i prodotti.
Alla pasta e al pomodoro si aggiunse il vino. La Cooperativa Vinícola Aurora, con sede a Bento Gonçalves, nel Rio Grande do Sul, preparò quattro etichette: due rossi, Cabernet e Merlot, e due bianchi, Riesling e Malvasia. Il direttore commerciale Alem Guerra sottolineò il legame tra la novela e la Serra Gaúcha, regione caratterizzata da una forte presenza di discendenti di immigrati italiani.
L’operazione non si fermò agli alimenti. Anche la Oxford, specializzata in ceramiche da tavola, annunciò una linea di prodotti con il nome Terra Nostra, prevista per gennaio 2000. La novela stava così uscendo dallo schermo per trasformarsi in un vero universo commerciale, capace di entrare direttamente nelle cucine e sulle tavole dei brasiliani.
Il libro “As Receitas da Terra Nostra“


Il legame tra la novela e la gastronomia arrivò anche in libreria. Nel 2000 Editora Globo pubblicò As Receitas da Terra Nostra, un volume di Arlete Alonso di 80 pagine dedicato alle ricette dell’universo culinario evocato dalla produzione.
Già la copertina richiamava uno degli elementi diventati simbolo della novela, mostrando Maria Fernanda Cândido con una forchettata di pasta..
Il libro contribuiva così a prolungare l’esperienza di Terra Nostra al di fuori della televisione: i piatti che richiamavano l’Italia degli immigrati potevano essere preparati direttamente nelle cucine degli spettatori.


Il volume propone complessivamente 49 ricette, suddivise tra piatti salati e dolci.
Tra le preparazioni salate troviamo: zucchine ripiene, polpette, melanzane alla parmigiana, melanzane ripiene, polpettone, cannelloni di spinaci e ricotta, cappelletti con salsiccia e broccoli, carne al pesto, agnello al prezzemolo e rosmarino, bollito misto, antipasto di melanzane, antipasto di funghi, antipasto di peperone, saltimbocca alla romana, spaghetti alla carbonara, spaghetti della Paola, carpaccio, lasagne con spinaci e gorgonzola, lasagne alla bolognese, vitello tonnato, pesto, salsa verde, sugo di pomodoro, bagna cauda, gnocchi di patate, sardella, petto di pollo alla piemontese, pesce flambé alle erbe aromatiche, pizza Margherita, panzerotti, focaccia, calzoni, polenta con baccalà, polenta con funghi, risotto alla milanese, insalata di maccheroni, minestrone al basilico, crostini con pomodoro e acciughe, torta di funghi secchi e torta di formaggio e salame.
Tra i dolci e le bevande figurano invece cappuccino, tiramisù, zabaione, panettone, ciambella pasquale, schiacciata con l’uva, granita di caffè, cassata siciliana e crostata di mele.
A prima vista si riconoscono numerosi classici autenticamente appartenenti alla tradizione gastronomica italiana accanto però ad alcune ricette adattate o reinterpretate per il pubblico brasiliano.
La “carbonara” è il caso più evidente. Nella traduzione portoghese viene descritta come “espaguete com creme de leite e bacon”, cioè spaghetti con panna e bacon. È molto diversa dalla carbonara oggi considerata di riferimento, preparata con uova, guanciale, pecorino e pepe, senza panna. L’Accademia Italiana della Cucina indica proprio panna e sostituzioni del guanciale tra le alterazioni più comuni della ricetta. Va detto che nella storia della carbonara sono esistite anche versioni novecentesche con pancetta e perfino panna: quindi possiamo definirla una versione adattata, più che di un’invenzione completamente estranea alla cucina italiana.
Per il “pesto genovese” la ricetta mantiene gli ingredienti base, come basilico, aglio, pecorino, parmigiano e olio, ma sostituisce i tradizionali pinoli con noci o addirittura castanha-do-Pará, la noce del Brasile: un evidente adattamento agli ingredienti locali.
L’“insalata di maccheroni” richiede un’altra precisazione: la ricetta che compare nel libro con diversi formati di pasta, petto di tacchino, funghi, piselli, ravanelli e altre verdure e condimento, non corrisponde a un classico regionale italiano codificato. È più corretto considerarla una pasta fredda di ispirazione italiana, adattata ai gusti del pubblico brasiliano, piuttosto che una ricetta tradizionale.
O ancora, il “caffè cappuccino” è comprensibile ma poco naturale in italiano: la bevanda si chiama semplicemente cappuccino.
As Receitas da Terra Nostra non era quindi un manuale rigoroso della tradizione gastronomica italiana ma raccontava come l’Italia e la sua cucina venivano immaginate, reinterpretate e fatte proprie in Brasile all’epoca di Terra Nostra.
