
Dopo le prime puntate di Tempo di amare, andate in onda ieri sera su TV2000 alle 21.10, una cosa appare subito chiara: Maria Vittoria non è la classica protagonista di telenovela destinata a subire in silenzio tutto ciò che gli altri decidono per lei.
E questo, considerando l’ambientazione negli anni Venti, non è un dettaglio da poco. La storia è ambientata nel 1927, in un contesto in cui il peso della famiglia, del cognome, della reputazione e delle decisioni maschili è ancora fortissimo. Ci si potrebbe aspettare la solita “mocinha” timida, ingenua, sottomessa al destino, pronta ad accettare un matrimonio deciso da altri e a piangere per puntate intere senza reagire.
Maria Vittoria, invece, è diversa.
È giovane, romantica, inesperta sotto certi aspetti, ma non è fragile nel senso passivo del termine. Ha carattere, ha una voce, ha il coraggio di usarla. Non resta zitta quando sente che qualcosa non è giusto. Se percepisce un torto, un’ingiustizia, una menzogna, parla. Anche quando sa che suo padre potrebbe non essere d’accordo. Anche quando sarebbe più comodo abbassare la testa.

Il rapporto con José Augusto è uno degli aspetti più interessanti di questo inizio. Lui è un uomo conservatore, legato all’onore della famiglia e al buon nome dei Correia Guedes. Più volte lascia intendere che la figlia non debba superare certi limiti e che non debba disonorare il cognome che porta. Eppure non è un padre completamente cieco o autoritario. La ascolta, le permette di spiegarsi, riconosce in parte la sua libertà e i suoi desideri. Maria Vittoria gli è profondamente legata. Lo ama, lo rispetta, gli è grata per averla cresciuta. Ma sente anche un vuoto enorme: quello lasciato dalla madre Mafalda, morta quando lei era molto piccola. O almeno così le è sempre stato raccontato.

E qui si apre uno dei misteri più intriganti della storia. José Augusto non la racconta giusta. Ha fatto sparire quasi ogni ricordo di Mafalda dalla casa, evita di parlarne e reagisce con durezza quando Maria Vittoria trova una vecchia fotografia in cui compare lui da giovane accanto a una donna con il volto cancellato. Perché cancellare quel viso? Perché tanta rabbia davanti alle domande della figlia? Mafalda è davvero sepolta in quella tomba davanti alla quale Maria Vittoria va a pregare? Oppure dietro quel dolore si nasconde qualcosa di molto più grave?
Il bello di Maria Vittoria è che non si limita a soffrire. Vuole capire. Vuole sapere. Vuole dare un nome alle ombre che abitano la sua famiglia. Ma la sua forza emerge anche nel modo in cui vive l’amore. In una telenovela ambientata negli anni Venti, sarebbe facile immaginare una protagonista che si lascia trascinare dagli eventi, che aspetta, che subisce, che si sente colpevole per ogni desiderio. Maria Vittoria, invece, affronta anche i sentimenti con una sorprendente lucidità.
Quando capisce ciò che prova per Ignazio, non lo nega a se stessa. Non finge per convenienza. Non accetta Fernando solo perché è il partito giusto, il giovane medico rispettabile, l’uomo che tutti considererebbero perfetto per lei. Maria Vittoria sa che sposare un uomo che non ama significherebbe condannare entrambi a una vita infelice. E ha il coraggio di dirlo.

Ancora più forte è il momento in cui affronta Fernando dopo ciò che lui ha fatto a Ignazio. Fernando non è soltanto geloso: è ferito nell’orgoglio, umiliato dal fatto che Maria Vittoria abbia preferito un ragazzo povero, “un pezzente” ai suoi occhi, a lui. La sua reazione è violenta, vigliacca, indegna dell’immagine rispettabile che cerca di mostrare al paese. Maria Vittoria non si lascia intimidire. Quando scopre la verità, lo affronta e lo mette con le spalle al muro. Gli fa capire che, se non farà liberare Ignazio, lei racconterà tutto: le minacce, l’arma puntata contro il ragazzo, la distruzione dei dolci di zia Enrichetta, frutto del suo lavoro e fonte di guadagno per la famiglia. Tutte azioni che non si addicono certo a un giovane medico di buona famiglia.
E lì Maria Vittoria dimostra di sapere usare anche l’unica arma che la società le riconosce davvero: il suo nome. Il suo cognome. La sua posizione. Non per capriccio, ma per ottenere giustizia.

Interessante è anche il modo in cui si pone davanti al sogno di Ignazio di partire per il Brasile. Maria Vittoria avrebbe potuto chiedergli di restare. Avrebbe potuto piangere, implorarlo, accusarlo di abbandonarla. Invece no. Gli dice di partire, di cercare una vita migliore, di costruirsi un futuro. Lei lo aspetterà. Questo la rende una protagonista molto più moderna di quanto il contesto storico farebbe pensare. Maria Vittoria non confonde l’amore con il possesso. Non pretende che Ignazio rinunci a sé stesso per lei. Anzi, lo spinge a non sacrificare la propria occasione. E anche dopo il momento più intimo tra loro, non sembra essere lei a ragionare secondo la logica del “ormai sono tua, devi restare con me”. Quei pensieri appartengono più a Ignazio, combattuto tra il desiderio di partire e l’amore che prova. È lui a essere indeciso, diviso tra il sogno del Brasile e la donna che sente già come l’amore della sua vita.
Maria Vittoria, invece, pur soffrendo, resta sorprendentemente centrata. Ama, ma non rinuncia alla dignità. Desidera, ma non si annulla. Si emoziona, ma non smette di pensare.
Per questo, dopo queste prime puntate, il personaggio colpisce. Maria Vittoria non è una ribelle moderna calata artificialmente nel passato, ma una giovane donna del suo tempo che, pur dentro i limiti della società in cui vive, cerca di scegliere. Cerca di capire. Cerca di amare senza perdere sé stessa.
Ed è proprio questo a renderla interessante: non è una protagonista perfetta, ma è viva. Ha dolcezza, impulsività, coraggio, curiosità e una lingua che non resta ferma quando dovrebbe difendere la verità.
In un mondo che vorrebbe decidere per lei, Maria Vittoria comincia già a fare la cosa più difficile: prendere in mano la propria storia.

Marianna hai fatto un quadro perfetto della psicologia di Maria Vittoria che emerge gia in queste 2 puntate.Io la vedo molto più forte e volitiva di Ignazio.E’ lei a guidare la loro storia d’amore e questo la rende un’ eroina moderna per i suoi tempi,molto lontana dai cliché delle telenovele a cui siamo abituare.La vedo anche un esempio di donna che ama ma con determinazione a cui anche le donne di oggi possono ispirarsi.
Maria Vittoria è una protagonista molto interessante, sia per il suo carattere per il suo passato misterioso legato alla sua nascita. E’ senz’altro più coraggiosa rispetto a Ignazio, e anche meno ingenua.