Quando Terra Nostra debuttò in Brasile nel settembre del 1999, l’influenza della novela non rimase confinata alla televisione.
La storia dell’immigrazione raccontata da Benedito Ruy Barbosa entrò rapidamente nella vita quotidiana degli spettatori: parole italiane cominciarono a comparire nelle conversazioni, crebbe la curiosità verso la lingua e le origini familiari. Non fu soltanto una moda televisiva.

Per molti brasiliani di origine italiana, Terra Nostra rappresentò anche un’occasione per tornare a interrogarsi sulla storia dei propri antenati. Una ricerca dell’antropologa Maria Catarina Chitolina Zanini, condotta tra discendenti di immigrati italiani nel Rio Grande do Sul, ha mostrato come la ricezione della novela favorì una riflessione sul senso di appartenenza e mise a confronto la memoria tramandata nelle famiglie con l’italianità rappresentata dalla televisione.
L’“italianês” di Terra Nostra
Uno degli effetti più evidenti fu quello linguistico. I personaggi italiani non parlavano esclusivamente in italiano né semplicemente in portoghese brasiliano: utilizzavano una lingua ibrida, costruita con il portoghese, un forte accento italiano e numerose parole ed espressioni facilmente riconoscibili.
Espressioni quali “amore mio“, “ecco“, “caspita“, “capisci“, “maledetta”, “è vero“, “figlia mia” venivano imitate dagli spettatori in diverse parti del Paese. L’influenza della novela era diventata tanto evidente da essere sfruttata anche dalla pubblicità: Volkswagen inserì ripetutamente “è vero” in una campagna radiofonica, mentre Shell utilizzò l’italiano in uno spot televisivo legato a una promozione.
Non si trattava, però, dell’italiano realmente parlato in Italia ma di una lingua chiamata “italianês”, un italiano «alla brasiliana».
Paradossalmente, proprio quell’italiano imperfetto contribuì ad accendere l’interesse verso quello autentico. Nel dicembre 1999 il Circolo Italiano di San Paolo registrava un forte incremento delle telefonate di persone che chiedevano informazioni sui corsi.
Alla ricerca delle proprie radici
L’interesse suscitato da Terra Nostra non riguardò soltanto la storia generale dell’emigrazione italiana. Per molti spettatori quelle vicende ricordavano direttamente quelle di nonni e bisnonni che, tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, avevano attraversato l’Atlantico per iniziare una nuova vita in Brasile. Secondo Ernesto Rodrigues, nel volume A Globo – Metamorfose: 1999-2025, durante la trasmissione della novela il Memorial do Imigrante di San Paolo ricevette numerose persone interessate a ricostruire il viaggio dei propri antenati e le origini delle loro famiglie.
Nel 1999 l’istituzione, oggi Museu da Imigração, occupava l’antica Hospedaria de Imigrantes do Brás, attiva dal 1887 e destinata ad accogliere, registrare e assistere i migranti appena arrivati. Molti provenivano dal porto di Santos e, dopo un periodo nella struttura, venivano indirizzati verso le fazendas di caffè o altre destinazioni. Nel corso dei decenni vi transitarono milioni di persone e gli italiani costituirono uno dei gruppi stranieri più numerosi.
I documenti prodotti in quegli anni sono diventati una fonte preziosa per le ricerche genealogiche. Registri di immatricolazione, liste di passeggeri, lettere, fotografie e altri materiali possono ancora oggi fornire informazioni su nomi, età, nazionalità, legami familiari, date di arrivo e navi utilizzate. Per molti discendenti, consultare questi archivi significava trasformare un racconto tramandato in famiglia in una storia documentata.
Il legame con Terra Nostra era diretto. Prima ancora della messa in onda, la produzione consultò il Memorial insieme ad altri archivi brasiliani per ricostruire ambienti, costumi e dettagli storici. L’antica Hospedaria divenne anche una vera location della novela: il 21 giugno 1999 vi furono girate scene dedicate all’arrivo degli immigrati con circa 300 figuranti in abiti d’epoca.


La ricerca storica diventò anche personale per alcuni interpreti. Maria Fernanda Cândido, discendente di italiani e interprete di Paola, consultò gli archivi durante la preparazione del ruolo e trovò informazioni sui propri antenati, arrivati in Brasile a bordo del piroscafo Áquila. L’attrice raccontò di essere rimasta profondamente emozionata dalla scoperta.
Un episodio analogo coinvolse Antonio Calloni, interprete di Bartolomeo. Durante una registrazione al Memorial cercò il proprio cognome in un terminale e trovò la documentazione relativa al bisnonno Attilio Calloni, giunto in Brasile nel 1885, a 22 anni. Calloni ha ricordato più volte l’emozione di ritrovare una parte della propria storia familiare proprio mentre interpretava un immigrato italiano in Terra Nostra.
L’impatto della novela sulla memoria familiare è stato studiato anche dall’antropologa Maria Catarina Chitolina Zanini, che analizzò la ricezione di Terra Nostra tra i discendenti di immigrati italiani del Rio Grande do Sul.
La sua ricerca mostra come la telenovela abbia spinto molti spettatori a confrontare ciò che vedevano sullo schermo con i racconti tramandati nelle proprie famiglie e a interrogarsi nuovamente sulle proprie origini.
Forse è proprio questo uno degli aspetti più significativi dell’impatto culturale di Terra Nostra: attraverso una lingua imperfetta, mescolata al portoghese e adattata alle esigenze della televisione, la novela riuscì a riavvicinare una parte del pubblico a una memoria familiare che rischiava di rimanere affidata soltanto ai racconti dei nonni, ai vecchi cognomi e alle fotografie conservate in casa. Per alcuni spettatori, quelle poche parole italiane ascoltate ogni sera finirono così per diventare il punto di partenza di una domanda molto più personale: da dove veniamo?
