Fernando Gaitán Salom è stato uno degli sceneggiatori e produttori televisivi più importanti dell’America Latina. Autore di titoli diventati celebri in tutto il mondo, come Café con aroma de mujer (Aroma de café), Yo soy Betty, la fea e Hasta que la plata nos separe, contribuì a rinnovare profondamente il linguaggio della telenovela colombiana, allontanandolo dagli schemi più convenzionali del melodramma.
Le sue storie nacquero dall’osservazione della realtà, dal giornalismo, dalle conversazioni ascoltate per strada e dalla capacità di riconoscere il lato drammatico o comico delle persone comuni. Gaitán non si limitava a inventare intrecci sentimentali: studiava ambienti professionali, gruppi sociali e comportamenti umani, trasformandoli in racconti popolari capaci di parlare a pubblici molto diversi.

L’infanzia e la famiglia
Fernando Gaitán nacque a Bogotá, in Colombia, il 9 novembre 1960. Era figlio di Julio Enrique Gaitán e María Teresa Salom e crebbe insieme ai fratelli Clara, Henry e Sandra.
La famiglia ebbe un ruolo importante nella sua formazione. Lo sostenne fin da piccolo nella passione per le storie, il teatro e l’osservazione del comportamento umano. Anche l’ambiente familiare presentava alcuni legami con la letteratura: lo zio materno Álvaro Salom Becerra fu scrittore e autore satirico e riuscì a vedere una delle proprie opere, Un tal Bernabé Bernal, adattata per la televisione.
Il padre, invece, lavorò per molti anni per la Olivetti, nota azienda produttrice di macchine da scrivere. È suggestivo pensare che uno dei più importanti sceneggiatori latinoamericani sia cresciuto in una casa indirettamente legata proprio allo strumento tradizionale della scrittura.
Fernando era un bambino introverso e solitario. Preferiva ascoltare musica, leggere e osservare le persone piuttosto che partecipare ai giochi degli altri bambini. La sorella Sandra lo ricordava spesso chiuso nella propria stanza ad ascoltare i dischi del sassofonista argentino Gato Barbieri.
A nove anni costruì una piccola città utilizzando tappi di bottiglie di bibite, dimostrando già una notevole immaginazione e una particolare attenzione per la costruzione di mondi. Era curioso, riservato e dotato di una personalità profondamente osservatrice, caratteristica che avrebbe conservato per tutta la vita.
Aveva inoltre una certa difficoltà nel pronunciare la lettera “r” e parlava generalmente a voce bassa, quasi mormorando. Nonostante il successo e la posizione raggiunta nel mondo della televisione, continuò a mostrarsi come un uomo discreto, molto più interessato ad ascoltare gli altri che a imporsi nelle conversazioni.
Gli studi e l’inizio nel giornalismo
Fernando Gaitán frequentò il Washington School e completò gli studi superiori presso il Liceo León de Greiff, dove conseguì il diploma nel 1979.
Non frequentò l’università. Considerava però fondamentale la formazione ricevuta al León de Greiff, istituto al quale attribuiva buona parte della propria preparazione umanistica.
La sua vera scuola di scrittura fu il giornalismo. Nel 1979, quando aveva appena diciannove anni, iniziò a lavorare per il quotidiano colombiano El Tiempo. Cominciò come cronista giudiziario e arrivò successivamente a collaborare con l’unità investigativa del giornale.
Il lavoro giornalistico gli insegnò a osservare i fatti, individuare i dettagli significativi, verificare gli ambienti nei quali si svolgevano le storie e riconoscere il potenziale narrativo delle persone comuni. Alcuni ex colleghi sostennero che non fosse destinato a diventare un grande giornalista nel senso tradizionale del termine, ma che possedesse una capacità straordinaria nel riconoscere una storia interessante e nel trasformarla successivamente in finzione.
Gaitán ammirava il Nuovo Giornalismo statunitense e leggeva autori come Gay Talese, Truman Capote e Tom Wolfe. Come loro, cercò di utilizzare le tecniche dell’inchiesta e della cronaca per raccontare la realtà in forma narrativa.
Questo metodo divenne uno dei tratti distintivi delle sue telenovelas: prima di scrivere un ambiente, Gaitán cercava di conoscerlo realmente.
Il passaggio alla televisione
All’inizio degli anni Ottanta, Gaitán decise di abbandonare progressivamente il giornalismo e di dedicarsi alla televisione. La scelta fu determinata anche da ragioni economiche.
Si era sposato molto giovane e lo stipendio da giornalista non era sufficiente per sostenere la famiglia. A ventidue anni, su suggerimento di un’amica, iniziò quindi a scrivere testi per programmi televisivi e programmi a premi, un’attività economicamente più vantaggiosa.
I primi anni furono un periodo di apprendimento. Scrisse Laura, por favor, considerata una delle sue prime serie, e lavorò alla seconda parte della telenovela Azúcar. Seguirono produzioni come La quinta hoja del trébol e La fuerza del poder.
Verso la fine degli anni Ottanta tentò anche la strada del cinema. Si recò a Los Angeles con il desiderio di lavorare come sceneggiatore a Hollywood, ma non riuscì a stabilire i contatti necessari e tornò in Colombia deluso.
Quello che allora poté sembrare un fallimento indirizzò però definitivamente il suo talento verso la televisione latinoamericana, il settore nel quale avrebbe realizzato alcune delle storie più influenti della sua epoca.
Il metodo di lavoro: osservare prima di scrivere
Fernando Gaitán costruiva le proprie storie partendo dalla realtà. Non amava inventare ambienti senza conoscerli e considerava fondamentale la fase di ricerca.
Per scrivere Guajira studiò la cultura del popolo wayúu, comunità indigena presente soprattutto nella penisola della Guajira, tra Colombia e Venezuela.
Per Café con aroma de mujer trascorse molto tempo a conoscere il mondo della coltivazione e dell’esportazione del caffè, le condizioni dei lavoratori agricoli e il funzionamento delle imprese del settore.
Quando scrisse Hasta que la plata nos separe, si immerse invece nell’ambiente dei venditori di automobili delle città colombiane, osservandone il linguaggio, le strategie commerciali, i rapporti personali e le ambizioni.
Il passato da giornalista gli consentiva di dare credibilità alle vicende. I suoi personaggi non sembravano muoversi in universi astratti, ma all’interno di luoghi riconoscibili, regolati da precise dinamiche sociali e professionali.
Le sue telenovelas riflettevano la realtà contemporanea e trasformavano questioni sociali, economiche e culturali in vicende accessibili al grande pubblico.
Aroma de café

La consacrazione arrivò nel 1994 con Café con aroma de mujer, telenovela interpretata da Margarita Rosa de Francisco e Guy Ecker, arriva in Italia con il titolo Aroma de café.
La protagonista, Teresa Suárez, conosciuta come Gaviota, era una giovane raccoglitrice di caffè che riusciva a costruire autonomamente il proprio futuro. Non aspettava di essere salvata da un uomo e non considerava il matrimonio come l’unico strumento di ascesa sociale.
Gaviota lavorava, studiava, affrontava un ambiente dominato dagli uomini e passava dalla condizione di umile “chapolera”, raccoglitrice stagionale di caffè, a quella di donna competente e professionalmente affermata nel settore delle esportazioni.
Il personaggio anticipò molti temi legati all’indipendenza e all’emancipazione femminile che sarebbero diventati centrali nella televisione degli anni successivi.
La telenovela ottenne un enorme successo in Colombia e in tutta l’America Latina. Raggiunse picchi di ascolto molto elevati e fu adattata più volte.
Nel 2001 TV Azteca realizzò in Messico Cuando seas mía, con Silvia Navarro e Sergio Basañez. Nel 2007 Televisa produsse Destilando amor, con Angélica Rivera ed Eduardo Yáñez.
Nel 2021 RCN propose una nuova versione, con titolo originale e protagonisti William Levy, Laura Londoño y Carmen Villalobos,
La nascita di Betty, la fea
L’idea di Yo soy Betty, la fea nacque dall’osservazione di una situazione reale all’interno di RCN Televisión.
Gaitán aveva notato una segretaria molto efficiente che lavorava in un ambiente popolato da attrici e donne considerate particolarmente belle. La dipendente veniva sottovalutata ed emarginata a causa del suo aspetto, ma quando decise di lasciare il lavoro il suo capo si rese conto di non poter fare a meno delle sue capacità.
In quella contraddizione Gaitán riconobbe immediatamente il nucleo di una possibile storia: una donna esclusa perché non corrispondeva ai modelli estetici dominanti, ma dotata di un’intelligenza e di una competenza indispensabili.

Nacque così Beatriz Pinzón Solano, economista brillante costretta a lavorare come segretaria presso Ecomoda, un’importante azienda del settore della moda.
Betty non era la classica protagonista fragile, ingenua e idealizzata del melodramma tradizionale. Era intelligente, preparata, ironica, insicura e professionalmente superiore a molti dei personaggi che la circondavano.
Il suo aspetto fisico la rendeva oggetto di discriminazione in un ambiente ossessionato dalla bellezza. Tuttavia, la sua forza non derivava da una trasformazione estetica, ma soprattutto dalla capacità di dimostrare il proprio valore.
La serie utilizzava il modello del “brutto anatroccolo”, ma lo trasformava attraverso l’umorismo, la satira sociale e la critica al mondo aziendale e ai canoni di bellezza.
Con Yo soy Betty, la fea, Fernando Gaitán modificò profondamente la struttura della telenovela latinoamericana. Nelle sue storie non esistevano soltanto eroine completamente innocenti, antagonisti totalmente malvagi e protagonisti maschili privi di contraddizioni. I personaggi erano imperfetti, ambiziosi, fragili, comici e talvolta moralmente ambigui.
Armando Mendoza non era il principe ideale del melodramma tradizionale. Era immaturo, bugiardo, impulsivo e responsabile di decisioni discutibili. Betty era intelligente e generosa, ma poteva anche essere vendicativa, insicura e incapace di reagire immediatamente alle umiliazioni.
Anche i personaggi secondari possedevano una precisa identità. Il cosiddetto “Cuartel de las feas” non era soltanto un gruppo comico, ma rappresentava un insieme di donne lavoratrici con problemi economici, familiari e sentimentali.
Gaitán utilizzò l’umorismo per raccontare la discriminazione, le gerarchie aziendali, l’ossessione per l’apparenza e la precarietà del lavoro. Il melodramma rimaneva presente, ma veniva affiancato dalla commedia sociale e dalla satira.
Il ruolo dirigenziale in RCN
Nel 2009 Fernando Gaitán fu nominato vicepresidente dei prodotti di RCN Televisión.
Non era più soltanto uno sceneggiatore, ma un dirigente responsabile dell’orientamento creativo e strategico del canale.
Nel 2010, a un anno dalla sua nomina, RCN recuperò la leadership degli ascolti nella fascia serale, superando Caracol Televisión, che aveva conquistato il primo posto nel 2008.
La sua attività dimostrò che Gaitán possedeva non soltanto talento narrativo, ma anche una profonda conoscenza dell’industria televisiva, del pubblico e delle modalità di produzione.
Nel 2014 lasciò la vicepresidenza per tornare a concentrarsi maggiormente sulla scrittura. Continuò tuttavia a collaborare come consulente e sviluppò progetti come Profesión: bruja.
Produttore esecutivo e nuovi progetti
Oltre a lavorare come autore e adattatore, Fernando Gaitán svolse anche il ruolo di produttore esecutivo.
Fu coinvolto nell’adattamento statunitense Ugly Betty e nel 2017 partecipò come produttore esecutivo a produzioni come La ley del corazón (Le leggi del cuore) e No olvidarás mi nombre.
Negli ultimi anni cercò di sviluppare nuove storie e di ampliare la propria attività internazionale.
Nel 2019 aveva firmato un accordo con Sony Pictures Television per la creazione di nuovi contenuti destinati al mercato latinoamericano e al pubblico ispanico degli Stati Uniti. La società riconosceva in lui uno dei più importanti sceneggiatori televisivi internazionali.
Tra i progetti legati alla sua eredità figura anche Rojo carmesí, telenovela realizzata e trasmessa postuma nel 2024 sulla base di un’idea originale attribuita a Gaitán.
I premi
La carriera di Fernando Gaitán fu accompagnata da numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali.
Vinse più volte il Premio India Catalina come miglior autore o sceneggiatore, grazie a opere come:
- La fuerza del poder;
- Café con aroma de mujer;
- Yo soy Betty, la fea;
- Hasta que la plata nos separe.
Ricevette inoltre diversi Premi TVyNovelas come miglior sceneggiatore di telenovela o serie.
Tra gli altri riconoscimenti figurano il Premio Simón Bolívar, il Premio El Tiempo, il premio di Radio Caracas Televisión, i riconoscimenti dell’Asociación de Cronistas del Espectáculo degli Stati Uniti, i Premi GES e i Premi INTE di Miami.
Nel 2002 Yo soy Betty, la fea vinse in Spagna il TP de Oro come migliore telenovela.
Nel 2010 Televisa gli rese omaggio per il contributo offerto al mondo dell’intrattenimento e per l’influenza esercitata sulla televisione messicana.
Uno dei riconoscimenti più prestigiosi della sua carriera arrivò nel 2012, quando ricevette il Brandon Tartikoff Legacy Award assegnato dalla NATPE, l’associazione statunitense dei dirigenti della televisione.
Il premio riconosce le personalità che hanno lasciato un’impronta significativa nel mondo della programmazione e dell’intrattenimento televisivo. Gaitán venne premiato insieme a figure internazionali come Matthew Weiner, creatore di Mad Men e sceneggiatore de I Soprano, e Dennis Swanson, dirigente televisivo che ebbe un ruolo importante nella carriera di Oprah Winfrey.
Fu definito un’icona della creatività latinoamericana e divenne il primo latinoamericano a ricevere questo riconoscimento.
Gli ultimi progetti
Negli ultimi anni Fernando Gaitán sentiva il bisogno di allontanarsi progressivamente dai ritmi massacranti della telenovela.
Aveva dichiarato che, superati i cinquant’anni, avrebbe voluto dedicarsi maggiormente alla scrittura di libri e opere teatrali. Considerava la produzione televisiva estremamente esigente e fisicamente logorante.
Desiderava recuperare una dimensione più intima della scrittura, lontana dalla pressione quotidiana degli ascolti, delle consegne e dei lunghi episodi da realizzare.
La morte gli impedì di completare diversi progetti e di realizzare pienamente questa trasformazione professionale.
Fernando Gaitán morì il 29 gennaio 2019 nella Clínica del Country, nel nord di Bogotá. Aveva 58 anni.
La causa della morte fu un infarto acuto del miocardio. Secondo il racconto di familiari e amici, quando iniziò a sentirsi male stava lavorando con entusiasmo a uno dei suoi nuovi progetti.
Per molti anni aveva cercato di liberarsi dalla dipendenza dal fumo, abitudine che lo aveva accompagnato per gran parte della vita.
La notizia della morte provocò una profonda commozione in Colombia e in tutto il mondo della televisione latinoamericana. Attori, sceneggiatori, produttori e spettatori ricordarono non soltanto l’autore di Betty, ma un uomo capace di rinnovare il modo di raccontare la società attraverso il melodramma.
L’eredità di Fernando Gaitán
Fernando Gaitán non fu soltanto l’autore di una telenovela entrata nel Guinness dei primati. Fu uno sceneggiatore capace di modificare il modo in cui la televisione latinoamericana raccontava le persone.
Le sue opere abbandonarono progressivamente il melodramma rigidamente manicheo, popolato da protagoniste completamente innocenti, uomini senza difetti e antagonisti privi di qualsiasi umanità.
Nei suoi racconti i personaggi erano contraddittori e riconoscibili. Potevano sbagliare, mentire, provare vergogna, essere ridicoli o comportarsi in modo egoista. Anche i protagonisti dovevano affrontare le conseguenze delle proprie azioni.
Le sue eroine non erano definite esclusivamente dalla bellezza o dal desiderio di sposarsi. Gaviota lavorava e costruiva la propria carriera; Betty era un’economista brillante; Alejandra Maldonado occupava una posizione dirigenziale nel settore automobilistico.
Gaitán raccontò la cultura del caffè, le comunità della Guajira, gli uffici, le aziende di moda, i concessionari automobilistici, gli ospedali e il mondo del lavoro. Portò nella telenovela la reporteristica, il linguaggio quotidiano, l’umorismo e l’osservazione sociale.
La sua opera più famosa riuscì a riunire milioni di persone davanti alla televisione e a generare versioni in culture molto lontane da quella colombiana. Betty divenne una figura universale perché rappresentava chiunque fosse stato escluso, sottovalutato o giudicato soltanto per il proprio aspetto.
Fernando Gaitán trasformò ciò che vedeva nei bar, negli uffici e nelle strade in storie capaci di attraversare il mondo. La sua grandezza risiedeva nella capacità di osservare una situazione apparentemente ordinaria e riconoscervi il principio di un racconto.
Attraverso la televisione riuscì a circondarsi simbolicamente di milioni di persone. Ogni sera, famiglie appartenenti a Paesi e culture differenti si riunivano davanti allo schermo per seguire i personaggi nati dalla sua immaginazione.
La sua eredità continua a vivere nelle nuove versioni delle sue opere e nel modo stesso in cui oggi viene concepita la commedia romantica televisiva latinoamericana. Fernando Gaitán rimane il narratore che seppe trovare l’eccezionale dentro la quotidianità e trasformare una segretaria emarginata nella protagonista della telenovela più famosa del mondo.
