
Lucinda Macedo (interpretata da Andréia Horta) è una delle antagoniste di “Tempo di amare”.
Figlia del medico Reinaldo, Lucinda è una giovane donna complessa, tormentata e profondamente segnata dai traumi del passato. A Rio de Janeiro vive un’esistenza spettrale, da reclusa volontaria tra le mura della monumentale casa di famiglia. Questo isolamento è sia fisico che emotivo, provocato dalla vergogna per una cicatrice che le deturpa il volto, ma soprattutto dal peso insostenibile del proprio passato. La sua è una personalità drammaticamente problematica: all’apparenza viziata, aristocratica, egoista e prepotente — specialmente con chi tenta di scuoterla, come la zia Emília o la domestica Tiana —, nasconde in realtà una strisciante instabilità psichica e una fragilità emotiva spaventosa.
Il vuoto lasciato da un amore che l’ha violentemente rifiutata, Mauricio, e la morte di sua madre Dalva, che accidentalmente ha causato, nonché la ricerca disperata di un riscatto sociale e affettivo la spingono a considerare le persone non come individui liberi, ma come oggetti da possedere. Quando la vita le mette davanti Ignazio, vulnerabile e indifeso, la mente di Lucinda scatta: il ragazzo diventa la sua “seconda occasione”, il sostituto perfetto nel suo schema mentale malato. Lucinda si convince che la cecità del giovane sia un segno del destino: lui è l’unico uomo che può amarla senza essere “inorridito” dalla sua cicatrice. Per proteggere questa illusione di felicità, la ragazza si rivela capace di tutto, tessendo una tela di inganni, manipolazioni e bugie che non risparmia nessuno, trasformando il suo presunto amore in una prigione dorata per il giovane portoghese.

Il passato di Lucinda non giustifica le sue cattiverie. Il suo egoismo è talmente enorme da fare del male perfino allo stesso uomo che dice di amare, cioè Ignazio.