Dietro le grandi storie d’amore che appassionano il pubblico televisivo si nasconde spesso un granello di verità. Nel caso di Tempo di Amare, la telenovela ambientata negli anni Venti che partirà dal 16 giugno in prima serata su Tv2000, quel granello è in realtà una straordinaria e dolorosa vicenda reale custodita per generazioni nel diario privato di una delle famiglie più illustri della letteratura brasiliana. La serie nasce infatti da un’idea del celebre scrittore Rubem Fonseca e affonda le sue radici direttamente nella storia della sua stessa famiglia.

Per comprendere la portata straordinaria di questo progetto, è fondamentale inquadrare la figura del suo ideatore. Nato a Juiz de Fora nel 1925 e scomparso nel 2020 a 94 anni, José Rubem Fonseca non è stato un narratore qualunque, ma un pilastro della letteratura lusofona, tanto da essere consacrato nel 2003 con il prestigioso Premio Camões (il Nobel della lingua portoghese).
Laureato in Giurisprudenza, prima di dedicarsi interamente alla scrittura Fonseca visse una intensa e cruciale esperienza come commissario di polizia nel distretto di San Cristoforo a Rio de Janeiro negli anni Cinquanta. Quel periodo trascorso a stretto contatto con la realtà cruda delle favelas segnò indelebilmente la sua visione del mondo, trasformandolo nel capostipite del cosiddetto antropocentrismo brutale o “realismo sporco” brasiliano. Nelle sue opere, la prosa è un bisturi: secca, diretta, priva di fronzoli morali. Fonseca ha raccontato come nessun altro il lato oscuro della modernizzazione brasiliana, popolando i suoi libri di assassini, prostitute, poliziotti corrotti e marginali disperati, trattando la violenza urbana non come un tabù, ma come una chiave di lettura della società contemporanea.
La Vera Storia Dietro la Fiction
La trama che vede protagonisti Maria Vittoria e Ignazio prende spunto immediato dalla vita della nonna di Rubem Fonseca. Nella realtà, la donna prese la coraggiosa e drammatica decisione di lasciare il Portogallo e la figlia ancora in tenera età per imbarcarsi verso il Brasile. Il motivo di quel viaggio oceanico risiedeva nel silenzio improvviso e inspiegabile dell’uomo che amava, il quale aveva smesso di colpo di scriverle.
Questo strappo familiare, fatto di lettere interrotte, attese tormentate e oceani da attraversare, è diventato la colonna portante su cui è stata edificata la narrazione di Tempo di Amare, trasformando un ricordo intimo in una grande epopea romantica transatlantica.
Per trasferire sullo schermo questa delicata memoria senza tradirne lo spirito, la sceneggiatura è stata affidata a un gruppo di professionisti legati a doppio filo all’autore originale. Lo sviluppo è stato curato da Alcides Nogueira in stretta collaborazione con Bia Corrêa do Lago, che è proprio la figlia di Rubem Fonseca e la custode diretta di quel patrimonio affettivo. Al loro fianco hanno lavorato gli sceneggiatori Tarcísio Lara Puiati e Bíbi Da Pieve.

Il tocco decisivo per l’identità visiva e narrativa della telenovela è arrivato però dalla regia artistica di Jayme Monjardim. Con la sua nota sensibilità estetica, Monjardim ha spinto l’acceleratore sul carattere squisitamente melodrammatico e sentimentale della vicenda, confezionando un prodotto dalle atmosfere eleganti, caratterizzato da passioni travolgenti e da una forte carica emotiva e nostalgica.
Questo approccio così dolce, romantico e d’altri tempi rappresenta un’autentica anomalia, una perla rara nella produzione di Rubem Fonseca. Lo scrittore è infatti universalmente famoso e celebrato per i suoi racconti crudi, i suoi polizieschi graffianti (basti pensare al celebre personaggio dell’avvocato Mandrake) e per una narrazione spesso intrisa di violenza urbana, realismo sporco e profondo cinismo. Autore di capolavori noir come Agosto o Bufo & Spallanzani, Fonseca ha sempre rifiutato il sentimentalismo commerciale, preferendo l’indagine distaccata e ironica delle bassezze umane. Il legame di Fonseca con il mondo visivo, del resto, non è nuovo: appassionato di cinema e fortemente influenzato dal Neorealismo italiano, ha lavorato a lungo come sceneggiatore di successo a livello nazionale e per grandi emittenti internazionali come HBO. Tuttavia, lo ha sempre fatto mantenendo intatta la sua cifra stilistica cinica e graffiante.
Tempo di Amare si colloca quindi agli antipodi della sua intera bibliografia ufficiale. Rappresenta l’unico momento in cui il grande maestro del noir ha deposto le armi della satira sociale e della durezza metropolitana per fare spazio alla memoria, alla delicatezza e all’omaggio verso le proprie radici. Il risultato è un racconto nostalgico in cui la realtà storica di una famiglia si fonde con la magia della finzione televisiva, ricordandoci che a volte le dinamiche del cuore sanno essere più avvincenti di qualsiasi romanzo.
