C’erano anni in cui le telenovelas brasiliane ci facevano viaggiare davvero.
Le produzioni Globo portavano attori e troupe per le strade di Rio de Janeiro, nelle città dell’interno del Brasile e, quando la storia lo richiedeva, persino all’estero.
Le riprese in esterna non costituivano soltanto uno sfondo: contribuivano all’identità della telenovela, permettevano allo spettatore di riconoscere luoghi reali e trasformavano città e paesaggi in veri e propri personaggi della storia.
Oggi la tecnologia consente di fare diversamente. Ma il risultato è sempre migliore?
La domanda è tornata prepotentemente d’attualità in Brasile con Por Você, la nuova telenovela delle 19 di Globo, che ha debuttato il 17 agosto 2026. Alcune scene dei primi episodi hanno infatti provocato numerose reazioni sui social per l’impiego particolarmente evidente di chroma key, compositing e fondali digitali.

A far discutere ancora di più è stata una scena ambientata in un supermercato, con Bela e Gabriel, interpretati da Sheron Menezzes e Thiago Lacerda.
La sequenza ha attirato l’attenzione per la percezione di artificialità dell’ambiente: illuminazione, figuranti e fondale non sempre sembrano appartenere allo stesso spazio.

Il chroma key non è certo una novità. Cinema e televisione lo utilizzano da decenni e, quando impiegato correttamente, può permettere di realizzare immagini altrimenti impossibili o eccessivamente costose.
Il problema nasce quando lo spettatore comincia a vederlo.
Se invece di concentrarci sui personaggi ci accorgiamo immediatamente che il panorama alle loro spalle non è reale, l’effetto speciale smette in qualche modo di essere “speciale” e diventa parte visibile della scena.

Basta pensare alle produzioni nelle quali l’ambientazione aveva un’importanza fondamentale, alle lunghe sequenze girate nelle strade, sulle spiagge, nelle fazendas o nei centri storici brasiliani, fino alle grandi trasferte internazionali che caratterizzavano soprattutto i primi episodi di molte novelas.
Quelle immagini non servivano esclusivamente a mostrare che una produzione disponeva di mezzi economici. Davano spazio e respiro al racconto.
E contribuivano a quell’impressione di realtà che ha rappresentato per decenni uno dei punti di forza della teledrammaturgia.
Personalmente, continuo a pensare che in una telenovela contino soprattutto la storia, la qualità della scrittura e la capacità degli attori di dare vita ai personaggi. Se una trama riesce a coinvolgermi e le interpretazioni mi emozionano, un fondale meno realistico non basta certamente a farmi abbandonare la visione. Naturalmente, quando è possibile evitare un effetto eccessivamente artificiale, il risultato non può che guadagnarne. Credo però che dietro una scelta simile esistano motivazioni produttive, economiche o organizzative che noi spettatori non conosciamo. È giusto osservare e discutere il cambiamento, ma anche concedere alla telenovela il tempo necessario per dimostrare ciò che può offrire al di là delle immagini che hanno suscitato la polemica.
E voi cosa ne pensate? Il ricorso ai fondali digitali vi disturba oppure considerate inevitabile questa evoluzione della produzione televisiva?
Aspetto i vostri commenti..
