Nella prima parte del nostro speciale abbiamo scoperto che la storia di Bodas de odio non nacque tra le haciendas messicane. Nel romanzo pubblicato da Caridad Bravo Adams nel 1960, Lisaveta, Fedor e Alejandro vivevano nella Russia zarista di fine Ottocento.
Quando, più di vent’anni dopo, quella storia arrivò alla televisione, María Zarattini non si limitò a cambiare i nomi dei personaggi. Trasferì l’intero intreccio in Messico e lo inserì in un contesto storico capace di dare un significato nuovo ai conflitti già presenti nel romanzo: gli ultimi anni del Porfiriato, alla vigilia della Rivoluzione messicana. La telenovela, prodotta da Ernesto Alonso nel 1983, viene infatti collocata nell’epoca di Porfirio Díaz e, più precisamente, intorno al 1910.

Il periodo scelto per Bodas de odio è particolarmente significativo. Il Porfiriato prende il nome dal generale Porfirio Díaz, che governò il Messico per circa tre decenni tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Furono anni caratterizzati da modernizzazione economica e sviluppo delle infrastrutture, ma anche da una fortissima concentrazione della ricchezza, disuguaglianze sociali, limitazioni delle libertà politiche e crescente malcontento. L’Instituto Nacional de Antropología e Historia identifica proprio nell’assenza di democrazia, nelle disuguaglianze economiche e sociali e nella repressione alcune delle caratteristiche dell’ultima fase del regime.
In questo quadro, il patrimonio di una famiglia non rappresentava soltanto la possibilità di vivere nel lusso. Significava posizione, potere, proprietà e appartenenza a un determinato gruppo sociale.
È qui che il conflitto sentimentale immaginato da Caridad Bravo Adams acquista una nuova forza.
Magdalena non rischia semplicemente di perdere l’uomo che ama: la sua vita privata viene condizionata dalla situazione economica della famiglia.
E Alejandro non è interessante soltanto perché possiede denaro.

Quando Alejandro Almonte manifesta il proprio interesse per Magdalena, Paula non lo accoglie immediatamente come il genero ideale. Al contrario, lo respinge a causa delle sue origini illegittime.
Il dettaglio è essenziale.
Alejandro possiede ricchezza, ma il denaro non cancella automaticamente il marchio della nascita. Nel mondo di Bodas de odio, la rispettabilità dipende anche dal sangue, dal cognome e dalla legittimità familiare.
È una contraddizione destinata a diventare ancora più interessante quando la situazione finanziaria dei Mendoza rende proprio Alejandro una possibilità sempre più conveniente.
Zarattini costruisce così un personaggio che appartiene e contemporaneamente non appartiene alle classi privilegiate: può comprarne lo stile di vita, possiede la fortuna necessaria per entrarvi, ma continua a portare con sé il peso delle proprie origini.

La stessa trasformazione riguarda Magdalena.
Nella telenovela, come nel romanzo, la protagonista ama un militare privo della posizione economica ritenuta adeguata dalla famiglia. José Luis arriva persino a proporle di fuggire insieme nel caso in cui i suoi parenti si oppongano alla loro relazione.
La crisi economica dei Mendoza modifica però completamente il valore attribuito al matrimonio.
Magdalena ama un soldato povero ma viene spinta dalla madre verso un uomo facoltoso per sottrarre la famiglia alla rovina. Il matrimonio diventa quindi contemporaneamente sentimento, contratto, strategia familiare e strumento di sopravvivenza sociale.
Ed è questo a rendere particolarmente adatto il Porfiriato alla storia di Caridad Bravo Adams.
Il Messico degli ultimi anni di Porfirio Díaz era segnato da enormi distanze sociali. Fonti governative messicane ricordano come la crescita economica del periodo abbia beneficiato soprattutto le élite, mentre una parte molto ampia della popolazione rimaneva in condizioni di povertà; la concentrazione della terra e il potere delle grandi haciendas furono fra le questioni che alimentarono il malcontento destinato a sfociare nella Rivoluzione del 1910.
Naturalmente Bodas de odio rimane una telenovela e non un documentario storico.
Ma utilizzare quel contesto consente alla storia di rendere immediatamente comprensibile il peso attribuito alla posizione sociale dei protagonisti. La fortuna di Alejandro, i problemi economici dei Mendoza, il grado militare di José Luis, il tema della nascita illegittima e l’importanza delle proprietà non appaiono elementi isolati: appartengono tutti allo stesso sistema sociale.

La scelta di collocare la storia intorno al 1910 permette inoltre alla telenovela di compiere qualcosa che il romanzo russo non poteva fare nello stesso modo: far coincidere la crisi privata dei protagonisti con la crisi di un intero sistema politico.
Il 20 novembre 1910 ebbe inizio il movimento armato convocato da Francisco I. Madero contro il governo di Porfirio Díaz. Dopo oltre trent’anni di dominio porfirista, il Paese entrò nella fase rivoluzionaria che avrebbe modificato radicalmente il proprio assetto politico e sociale.
In Bodas de odio questo scenario entra progressivamente nella vicenda. Il mondo apparentemente stabile nel quale si muovono le famiglie benestanti, gli ufficiali e i proprietari terrieri comincia a mostrare le proprie crepe.
Non è più soltanto il matrimonio di Magdalena a essere instabile.
È la società stessa nella quale quel matrimonio è stato costruito che sta per cambiare.
Ed è probabilmente uno dei risultati più riusciti dell’adattamento di Zarattini: il conflitto storico non viene imposto alla storia dall’esterno, ma finisce per amplificare temi già presenti nel romanzo — privilegi, denaro, gerarchie sociali e potere.
Il merito dell’adattamento sta quindi nel delicato equilibrio tra fedeltà e trasformazione. Da Caridad Bravo Adams arrivano il grande triangolo sentimentale, la famiglia economicamente compromessa, il matrimonio di convenienza, il peso delle origini del protagonista maschile e il ritorno del primo amore. María Zarattini conserva quella struttura, ma cambia il mondo che la circonda.

La Russia imperiale diventa il Messico porfiriano.
La crisi dell’aristocrazia russa viene reinterpretata attraverso una società messicana fortemente gerarchizzata.
Il destino dei protagonisti si intreccia con gli ultimi anni di Porfirio Díaz e con l’avvicinarsi della Rivoluzione.
E una storia scritta nel 1960 riesce così a diventare, nel 1983, un melodramma che sembra profondamente radicato nella storia e nell’immaginario messicani.
La trasformazione era compiuta.
Restava però da darle un volto.
Nel 1983 Ernesto Alonso avrebbe affidato i tre personaggi principali a Christian Bach, Miguel Palmer e Frank Moro, costruendo intorno a loro una produzione in costume dall’impostazione molto particolare, che Televisa continua ancora oggi a considerare uno dei classici del melodramma d’epoca.
Non perdere la terza parte dello speciale dedicato a “Nozze d’odio-Matrimonio proibito” e se ti va lascia un commento!
