La bellissima e spietata Rubí portata sullo schermo da Bárbara Mori è diventata un’icona della telenovela messicana. Non tutti sanno, però, che il personaggio era nato più di quarant’anni prima dalla penna di Yolanda Vargas Dulché e che la produzione Televisa del 2004 modificò profondamente la vicenda originale. Dal primo amore di Rubí al destino di Maribel, dalla morte del marito fino al celebre finale, le due opere raccontano in realtà due versioni molto diverse della stessa antieroina.
Prima della telenovela c’era una historieta
Rubí nacque come historieta, ossia come racconto a fumetti, scritto da Yolanda Vargas Dulché e illustrato da Antonio Gutiérrez. Fu pubblicato in Messico tra il 1963 e il 1964 sulle pagine della rivista Lágrimas, risas y amor, nei numeri dal 48 al 77.

La vicenda ottenne un successo tale da essere adattata più volte: prima nella telenovela del 1968 con Fanny Cano, poi nel film del 1970 interpretato da Irán Eory e, molti anni più tardi, nella popolarissima versione Televisa del 2004 prodotta da José Alberto Castro e affidata a Bárbara Mori.
Quest’ultima non fu però una trasposizione fedele scena per scena. Conservò l’idea centrale creata da Yolanda Vargas Dulché – una ragazza povera, bellissima e ambiziosa che usa il proprio fascino per conquistare ricchezza e prestigio – ma riscrisse i rapporti fra i protagonisti, aggiunse moltissimi personaggi e scelse un finale completamente nuovo.
La versione arrivata in Italia

In Italia la telenovela del 2004 non è mai stata trasmessa integralmente in televisione. Nel 2008 venne distribuita soltanto in un’edizione riassunta in quattro DVD, con una durata complessiva di circa 750 minuti, per la collana Soap d’Amore. La versione originale comprende invece 115 puntate da oltre quaranta minuti ciascuna: più di ottanta ore di racconto.
Il pubblico italiano ha quindi conosciuto una Rubí fortemente condensata, nella quale molti avvenimenti e numerose storie secondarie sono stati ridotti o eliminati. Anche alcuni nomi furono adattati: Alejandro divenne Alessandro, Héctor fu chiamato Ettore e Maribel diventò Barbara.
Ecco per voi le principali differenze tra la historieta e la telenovela:
1. L’inizio è molto simile
Le prime pagine della historieta contengono già diversi elementi ripresi quasi alla lettera dalla telenovela. Rubí è consapevole della propria straordinaria bellezza, detesta la povertà e considera l’avvenenza un’arma con cui ottenere la vita agiata che ritiene di meritare. Vive con la madre Refugio e con la sorella maggiore Cristina, che lavora duramente per mantenere la famiglia e permetterle di studiare. È presente persino l’episodio del caffè: Rubí tratta con arroganza Cristina e manifesta fin dall’inizio l’ingratitudine e l’invidia che la caratterizzano. Anche l’amicizia con la ricca Maribel nasce sui banchi di scuola ed è avvelenata dal desiderio di Rubí di possedere tutto ciò che appartiene all’amica.
Da questo momento, tuttavia, le due storie cominciano ad allontanarsi.
2. Nel fumetto Rubí ha soltanto quindici anni

- Nella storia del 1963 Rubí viene presentata come una ragazza di appena quindici anni, mentre Cristina ne ha venti. È un particolare che rende ancora più inquietanti la lucidità, la capacità di manipolare gli altri e la durezza della protagonista.
- Nella telenovela del 2004 Rubí è invece una giovane donna che frequenta un’università privata grazie a una mezza borsa di studio e ai sacrifici della sorella. Il cambiamento rende più credibili e accettabili per il pubblico contemporaneo le sue relazioni sentimentali e le decisioni che prende liberamente nel corso della vicenda.
3. Maribel conosce César per lettera, non attraverso Internet

- Nella historieta Maribel intrattiene una corrispondenza con César, un giovane ricco del quale si innamora senza averlo mai incontrato. Teme di rivelargli il problema alla gamba e l’apparecchio ortopedico che è costretta a portare. Quando César decide finalmente di raggiungerla, arriva accompagnato dall’amico medico Alejandro.
- Nel 2004 lo scambio epistolare viene aggiornato ai tempi: Maribel conosce Héctor Ferrer attraverso Internet. Héctor è un affermato architetto e si reca a Città del Messico insieme al suo migliore amico Alejandro Cárdenas, medico ortopedico. Maribel gli ha nascosto le conseguenze dell’incidente automobilistico avvenuto durante la sua infanzia, nel quale perse la madre e rimase menomata a una gamba. Héctor, dopo un iniziale turbamento, le assicura di amarla e le propone di sposarlo.
César ed Héctor occupano quindi la stessa posizione di partenza – sono il ricco fidanzato di Maribel e l’occasione che Rubí attende per uscire dalla povertà – ma non sono esattamente lo stesso personaggio. La telenovela amplia enormemente Héctor, gli assegna una famiglia, una professione ben definita, numerosi conflitti e una progressiva trasformazione in uomo geloso, possessivo e violento.
4. Il cambiamento decisivo: l’amore fra Rubí e Alejandro
È questa la differenza che modifica l’intero significato della storia.

- Nel racconto di Yolanda Vargas Dulché Alejandro comprende quasi immediatamente la vera natura di Rubí. Intuisce la sua invidia verso Maribel, cerca di impedire che seduca César e diventa il suo principale avversario morale. Rubí, interessata soprattutto al denaro di César, riesce a screditare il medico sostenendo che abbia tentato di sedurla o di approfittarsi di lei. Soltanto molto più avanti, quando César è ormai suo marito ed è gravemente malato, la giovane comincia a desiderare Alejandro e riesce a trascinarlo in una relazione proibita.
- Nella telenovela, al contrario, Rubí e Alejandro si innamorano fin dal loro primo incontro. Lei è convinta che il giovane medico sia ricco e per qualche tempo sembra davvero disposta a costruire una vita con lui. Quando scopre che appartiene a una famiglia modesta e che ha potuto studiare grazie alle borse di studio e all’aiuto di Héctor, sceglie consapevolmente il denaro al posto dell’amore. Rubí seduce dunque il fidanzato di Maribel non perché non provi sentimenti, ma proprio perché sacrifica il suo unico grande amore alla propria ambizione. Questa invenzione trasforma la protagonista del 2004 in una figura più contraddittoria: crudele e opportunista, ma anche condannata a desiderare per tutta la vita l’uomo al quale ha rinunciato.
5. Da César a Héctor: il tradimento che distrugge Maribel
- Nella storia originale Rubí approfitta dell’assenza di Alejandro per sedurre César. Quando l’amico cerca di convincerlo a rispettare l’impegno preso con Maribel, Rubí lo mette contro di lui e persuade César a fuggire con lei. Maribel scopre il tradimento prima delle nozze e assiste alla distruzione del proprio sogno d’amore.
- La telenovela costruisce invece una lunga e spettacolare preparazione della fuga. Rubí si fa assumere da Héctor, trascorre sempre più tempo con lui, indossa davanti ai suoi occhi abiti e gioielli destinati a Maribel e lo spinge a mettere in dubbio i propri sentimenti. Héctor tenta fino all’ultimo di sposare la fidanzata, ma il giorno della cerimonia va a prendere Rubí. I due fuggono insieme a Cancún, mentre Maribel li sorprende mentre si baciano e viene abbandonata nel giorno delle nozze. Il tradimento è lo stesso, ma nel 2004 diventa il grande punto di svolta melodrammatico dell’intera telenovela.
6. La vera sorte di Maribel nel racconto originale
Il destino di Maribel è forse l’elemento che più sorprenderebbe chi conosce soltanto la versione con Bárbara Mori.
- Nella historieta, dopo essere stata tradita da César e Rubí, Maribel decide di occuparsi della propria salute. Alejandro la aiuta nel percorso medico e la ragazza comincia a prestare servizio come volontaria in ospedale. Qui conosce un altro dottore, se ne innamora, lo sposa e si allontana dalla vicenda principale per costruire con lui una famiglia. Maribel, quindi, non diventa la compagna di Alejandro e non resta intrappolata per anni nel triangolo sentimentale. Trova un amore estraneo al mondo di Rubí e riesce a ricominciare.
- Nel 2004, invece, Maribel acquista un’importanza molto maggiore. La sua disabilità non viene cancellata da un intervento risolutivo e il personaggio compie soprattutto un percorso di maturazione interiore: supera il senso di inferiorità, affronta Rubí e si costruisce una propria vita professionale e affettiva. Dopo la morte di Sonia, la moglie di Alejandro creata appositamente per la telenovela, Maribel e il medico finiscono per innamorarsi e sposarsi. La sceneggiatura trasforma così l’ex vittima di Rubí nell’eroina positiva e nella donna che ottiene l’amore al quale la protagonista ha rinunciato.
7. Cristina: da personaggio secondario a grande storia parallela

- Nel racconto originale, quando Rubí ritrova Cristina dopo anni, la sorella è sposata e madre di due figli. Rubí coinvolge il cognato, impiegato in banca, in un’operazione con un assegno privo di copertura e gli procura seri problemi. Cristina reagisce con violenza: affronta la sorella, la colpisce e le sottrae un cappotto e alcuni gioielli per recuperare almeno una parte del denaro perduto.
- Nella telenovela la sua vita viene completamente riscritta. Cristina si innamora di Cayetano, l’autista della famiglia di Maribel, e rimane incinta di lui. Rubí, ferita dalle critiche dell’uomo e gelosa della felicità della sorella, lo fa accusare ingiustamente di furto. Cayetano finisce in carcere e per molto tempo rifiuta Cristina e la figlia Fernanda. Dopo anni di sofferenze e l’intervento di Marco, i due riescono infine a ritrovarsi e a sposarsi. Questa nuova trama non serve soltanto ad allungare il racconto: mostra che Rubí non sopporta neppure la felicità più semplice. Cristina e Cayetano non possiedono il lusso che lei desidera, ma condividono un amore autentico, e proprio per questo diventano un altro bersaglio della sua invidia.
8. La morte di Refugio

- Nel fumetto Rubí apprende durante un viaggio che sua madre è morta. La notizia non le strappa lacrime e non le impedisce di partecipare alla festa che aveva già organizzato. La sua indifferenza sconvolge persino César e conferma quanto la protagonista si sia ormai distaccata dalla propria famiglia.
- Nella versione del 2004 la morte di Refugio è legata direttamente alle azioni della figlia. La donna scopre che Rubí ha fatto incarcerare Cayetano e comprende fino a che punto sia arrivata la sua malvagità. Dopo averle detto di vergognarsi di lei, viene colpita da un malore fatale. Rubí arriva in ospedale troppo tardi e soffre perché non ha potuto chiederle perdono. Pur senza redimerla, la telenovela concede quindi alla protagonista un dolore autentico che nella storia originale era quasi assente. È uno dei molti espedienti usati per rendere la Rubí di Bárbara Mori meno monolitica e più emotivamente ambigua.
9. Il matrimonio: gioco d’azzardo contro gelosia
- La Rubí del fumetto, una volta sposato César, dilapida la sua fortuna e sviluppa una vera passione per il gioco d’azzardo. Non si limita a usare il marito per conquistare il lusso: contribuisce attivamente alla sua rovina economica e lo abbandona emotivamente quando la sua salute peggiora.
- Nella telenovela il gioco d’azzardo perde questa funzione centrale. Il matrimonio fra Rubí e Héctor si disgrega invece a causa dell’amore mai spento per Alejandro, delle menzogne della donna e della crescente gelosia del marito. Con il passare degli anni Héctor diventa ossessivo e violento, controlla Rubí, la fa sorvegliare e arriva a tenerla prigioniera. Parte dell’oscurità che nel testo originale apparteneva ad Alejandro viene così trasferita sul marito ricco.
10. Un Alejandro molto meno irreprensibile
- Nella historieta Alejandro non è l’eroe limpido che il pubblico della telenovela ricorda. Disprezza Rubí, ma ne è fortemente attratto; mentre César è malato, cede alla seduzione della moglie dell’amico e inizia con lei una relazione clandestina. Il conflitto fra desiderio e senso di colpa lo rende instabile, aggressivo e incapace di assumersi pienamente la responsabilità delle proprie scelte. La situazione precipita quando Rubí gli suggerisce di non salvare César. Alejandro rompe con lei, ma durante la delicata operazione dell’amico è tormentato da quanto è accaduto e César muore. Accecato dalla rabbia, il medico raggiunge Rubí armato e deciso a ucciderla. La donna, che sostiene di amarlo davvero, corre verso una grande vetrata e si getta nel vuoto, rimanendo orribilmente sfigurata.
- Nel 2004 Alejandro viene invece nettamente idealizzato. Commette errori e torna più volte fra le braccia di Rubí, ma rimane il medico generoso e l’uomo moralmente positivo della storia. Quando Héctor viene operato dopo un incidente, Rubí ripete il motivo presente nell’opera originale e invita Alejandro a lasciarlo morire. Il medico rifiuta; la morte di Héctor viene provocata dall’intervento criminoso di altri personaggi e Alessandro viene ingiustamente accusato. La telenovela conserva dunque la situazione dell’intervento chirurgico, ma assolve il protagonista maschile dalla responsabilità più grave che gravava sull’Alejandro del fumetto.
Tutto ciò che il 2004 ha aggiunto
Per trasformare una vicenda relativamente concentrata in 115 puntate, gli sceneggiatori svilupparono un intero universo narrativo che non apparteneva alla storia del 1963.
Tra le aggiunte più importanti figurano:
- la doppia famiglia di Genaro
- l’amore fra Cristina e Cayetano
- la figlia Fernanda
- il rapporto fra Luis e Maribel
- il dottor Bermúdez
- il complotto contro Alejandro
- il magnate Yago Pietrasanta
- il designer Loreto
- Sonia,
- Elena
- Lucio Montemayor, il sedicente Conte d’Aragona
Queste storie non sono semplici riempitivi. Servono a moltiplicare le occasioni in cui Rubí può usare il ricatto, la seduzione e la menzogna, ma anche a mostrare le conseguenze delle sue azioni su un numero molto più ampio di persone. Il risultato è un personaggio più spettacolare, capace di dominare contemporaneamente il melodramma sentimentale, il racconto di vendetta e persino alcune trame quasi criminali.
Nell’edizione italiana in quattro DVD, inevitabilmente, gran parte di questo intreccio viene percepita soltanto in forma abbreviata. Per questo alcuni passaggi possono sembrare improvvisi e certi personaggi molto meno sviluppati di quanto siano nella versione integrale.
Due finali completamente diversi
- Il finale concepito da Yolanda Vargas Dulché è chiuso e profondamente morale. Dopo la morte di César, Alejandro raggiunge Rubí in preda alla collera. La giovane precipita da una finestra e perde per sempre la bellezza sulla quale aveva costruito la propria esistenza. In ospedale accusa inizialmente Alejandro di averla spinta, ma poi ritratta: aveva mentito soltanto per costringerlo a raggiungerla. Gli mostra il volto sfigurato e gli domanda di perdonarla non più per il suo aspetto, ormai distrutto, ma per la donna che è. Alejandro le concede il perdono e Rubí muore. Il medico comprende infine l’amore silenzioso dell’infermiera Eloísa e in seguito la sposa. La morale è esplicita: la bellezza esteriore, se non è accompagnata dalla bellezza dell’animo, diventa una forza distruttiva tanto per chi la possiede quanto per chi ne rimane affascinato.
- La telenovela del 2004 rifiuta invece qualsiasi autentica redenzione. Dopo aver perso il figlio avuto da Alejandro e aver sfruttato a proprio vantaggio persino la morte di Héctor, Rubí investe l’eredità del marito seguendo i consigli di Lucio e resta senza denaro. Alejandro scopre tutte le sue menzogne e sceglie definitivamente Maribel. Rubí lo insegue sulle scale, si appoggia a una ringhiera che cede e precipita sopra un tavolo di vetro. Sopravvive, ma perde una gamba e rimane segnata in volto. Il contrappasso è evidente e volutamente crudele: la donna che aveva guardato Maribel con disprezzo si ritrova a convivere con una disabilità simile a quella dell’ex amica, oltre ad aver perduto la bellezza usata per dominare gli altri. Rubí, però, non si pente. Tenta perfino di raggiungere armata il matrimonio di Alejandro e Maribel e, non riuscendo a portare a termine la vendetta, si avvicina alla nipote Fernanda, ancora bambina. Diciotto anni più tardi la ragazza è diventata identica alla zia, che l’ha educata a usare la bellezza come un’arma. Quando Alejandro e Maribel tornano in Messico con il figlio, Rubí ordina a Fernanda di sedurre entrambi e di distruggere la loro famiglia. Nell’ultima scena Fernanda entra nello studio di Alejandro, lo bacia e riapre simbolicamente la storia.
Il fumetto si conclude quindi con la morte e il perdono; la telenovela con la sopravvivenza, il rancore e la promessa che il male possa trasmettersi da una generazione all’altra.
La stessa “sfacciata”, ma non la stessa donna
- La Rubí originale è una femme fatale costruita secondo la morale melodrammatica dei primi anni Sessanta. È fredda, calcolatrice e quasi priva di empatia; il suo tardivo amore per Alejandro la umanizza soltanto nel momento della caduta e conduce a una punizione definitiva.
- La Rubí del 2004 è invece un’antieroina pensata per sostenere più di cento puntate. Ama davvero Alejandro, soffre per la morte della madre, salva la nipote Fernanda rischiando la propria vita e in alcuni momenti sembra sul punto di cambiare. Ogni volta, tuttavia, sceglie nuovamente l’ambizione, la menzogna o la vendetta. È proprio questa continua oscillazione a renderla magnetica: lo spettatore sa che è colpevole, ma continua a domandarsi se esista ancora, sotto “la descarada”, una donna capace di amare.
Bárbara Mori non ha quindi riprodotto fedelmente il lavoro di Yolanda Vargas Dulché ma sicuramente ne conservato l’idea più potente – la bellezza come dono, arma e condanna – trasformandola in un melodramma più complesso e adatto al pubblico del nuovo millennio.
E forse è proprio per questo che, anche dopo tanti anni, Rubí continua ad affascinare: perché non è una protagonista buona e neppure una semplice cattiva. È una donna che potrebbe avere l’amore, ma sceglie il denaro; potrebbe pentirsi, ma preferisce vendicarsi; potrebbe ricominciare, ma non sa rinunciare all’immagine che ha costruito di sé.
E voi l’avete seguita? Cosa ne pensate?
Aspetto i vostri commenti! ciao 🙂
