
Attrice venezuelana di cinema, teatro e televisione, nonché modella, cantante, conduttrice radiofonica e docente di recitazione, Zulay Haydeé García nacque il 31 dicembre 1949 a La Guaira, in Venezuela.
Il suo interesse per la recitazione maturò durante gli anni del liceo. A ispirarla furono soprattutto i film spagnoli interpretati da artiste come Marisol e Rocío Dúrcal, osservando le quali cominciò a immaginare per sé un futuro nel mondo dello spettacolo. La passione per il mestiere di attrice non l’aveva accompagnata fin dall’infanzia, ma era nata gradualmente, alimentata dalla curiosità e dal desiderio di confrontarsi con quel linguaggio artistico.
Dopo aver conseguito il diploma di maestra d’asilo, nel 1968 si avvicinò inizialmente al mondo della moda. Lavorare come modella rappresentò per lei un modo per farsi conoscere e aprirsi una strada nell’ambiente artistico, anche se il suo vero obiettivo rimase sempre la recitazione.
Dalle fotonovelas alla televisione
Una tappa determinante della sua formazione fu rappresentata dalle fotonovelas. Dopo aver inviato una lettera alla società editoriale Provenfot, ottenne una borsa di studio che le permise di frequentare l’accademia diretta dal regista e drammaturgo Paúl Antillano. Cominciò quindi a partecipare a diverse produzioni fotografiche, dapprima con piccole apparizioni e successivamente come giovane protagonista delle riviste Foto Amor e Foto Canción.
Quell’esperienza le consentì di acquisire maggiore sicurezza davanti all’obiettivo e preparò il suo passaggio alla televisione. Nel 1971, quando Radio Caracas Televisión istituì una scuola per la formazione di nuovi attori e attrici, Zulay García partecipò alle selezioni e riuscì a rientrare tra i venti candidati scelti su circa ottocento aspiranti interpreti.
La scuola di RCTV riuniva alcuni dei nomi più autorevoli del teatro e della televisione venezuelana. Nel corso della sua formazione Zulay García ebbe modo di seguire gli insegnamenti, tra gli altri, di Amalia Pérez Díaz e di approfondire il mestiere dell’attore attraverso il confronto con professionisti come Julio César Mármol, Román Chalbaud, Isaac Chocrón, Elías Pérez Borjas, Luis Abreu, Haydée Ascanio e Gilberto Pinto.
Da quel momento Radio Caracas Televisión divenne la sua casa professionale. Negli studi dell’emittente costruì una carriera durata oltre trent’anni, partecipando a telenovelas, sceneggiati, serie televisive e produzioni speciali.
La carriera televisiva
Tra i suoi primi lavori per il piccolo schermo figurano Sacrificio de mujer, Raquel e Valentina. A questi seguirono numerose produzioni, tra cui Canaima, Sabrina, A millón, muchachos, La balandra Isabel llegó esta tarde, Iliana, Residencia de señoritas, La hija de Juana Crespo, Mariela, El ángel rebelde, Sangre azul, El esposo de Anaís, Mi hijo Gabriel e Andreína.
Nel corso degli anni prese parte anche a produzioni cinematografiche venezuelane. Tra queste viene ricordato il film Soy un delincuente, diretto nel 1976 da Clemente de la Cerda e considerato una delle opere più significative del cinema sociale venezuelano di quel periodo.
La sua attività proseguì negli anni Ottanta e Novanta con titoli come Primavera/Fiori d’arancio, Marilena (Abigail), La passione di Teresa, Amor marcado, El engaño, Caribe/Cuori tropicali e Por estas calles. Partecipò inoltre all’unitario Confesión oculta, alla serie per ragazzi La pandilla de los 7 e alla miniserie dedicata al venerabile José Gregorio Hernández.
Grazie alla distribuzione internazionale delle telenovelas venezuelane, Zulay García divenne un volto conosciuto anche dal pubblico italiano.
Lala Seijas in Estefanía
Uno dei ruoli più importanti e impegnativi della sua carriera fu quello di Laura “Lala” Seijas in Estefanía, telenovela scritta da Julio César Mármol, diretta da César Bolívar e prodotta da RCTV nel 1979. Ambientata negli ultimi anni della dittatura di Marcos Pérez Jiménez, la storia ricostruiva, attraverso nomi e personaggi di fantasia, il clima politico e sociale vissuto dal Venezuela tra il 1957 e il 1958. La produzione è ricordata anche come la prima telenovela venezuelana trasmessa a colori e come una delle prime opere televisive nazionali ad affrontare in maniera tanto diretta la repressione politica e gli abusi commessi dagli apparati dello Stato.
Lala era una giovane ingenua e apparentemente estranea all’attività clandestina dei fratelli Luis Alberto e Gabo. Proprio la sua innocenza, tuttavia, la trasformava nella vittima designata degli uomini della polizia politica, che la arrestavano e la sottoponevano a una brutale tortura nel tentativo di colpire e ricattare l’intera famiglia.
Per prepararsi al personaggio, Zulay García svolse un approfondito lavoro di ricerca. Consultò l’emeroteca della Biblioteca Nazionale, studiò il contesto storico della dittatura e ascoltò le testimonianze di persone che avevano vissuto in quegli anni. Anche il cast si confrontò a lungo con gli sceneggiatori per comprendere la portata politica e umana della vicenda narrata. Alcune sequenze risultarono talmente crude da non superare il vaglio della censura televisiva.
La morte di Lala rappresentò una delle sequenze più sconvolgenti dell’intera telenovela e uno dei momenti più ricordati della televisione venezuelana.
Prima della registrazione gli attori effettuarono una lettura del copione e una prova “a freddo”, durante la quale vennero stabiliti i movimenti senza coinvolgere pienamente le emozioni. Seguì una seconda prova con le telecamere e, infine, la registrazione definitiva, realizzata con tre apparecchiature contemporaneamente.
Accanto a Zulay García recitavano Tomás Henríquez, Gustavo Rodríguez e Julio Bernal, interpreti degli uomini incaricati dell’interrogatorio. L’attrice ricordò di essersi affidata alla loro esperienza e, in particolare, ai consigli di Tomás Henríquez, con il quale aveva instaurato un rapporto di grande fiducia professionale.
Gli effetti delle percosse vennero realizzati dal truccatore Carmelo Ficettola. Il sangue visibile sul volto dell’attrice era un prodotto scenico importato dall’emittente, mentre alcuni batuffoli di cotone furono collocati all’interno delle guance per simulare il gonfiore provocato dai colpi. Non tutto, però, fu frutto della finzione. Zulay García venne realmente legata ai polsi con delle corde e sospesa alla struttura dello studio. Fu inoltre costretta a rimanere scalza sopra il bordo di un cerchione, riproducendo una forma di tortura applicata ai prigionieri politici durante la dittatura. Nonostante l’attenzione dei tecnici, al termine delle riprese riportò lividi e dolori reali.
Per suggerire la nudità del personaggio senza mostrarla esplicitamente, il petto dell’attrice venne coperto con una grande quantità di nastro adesivo. L’applicazione le provocò una forte reazione allergica e, una volta terminata la registrazione, Zulay García dovette essere accompagnata presso il servizio medico di RCTV.
La scena venne girata nel silenzio assoluto, alla presenza di numerosi colleghi e tecnici radunati nello studio. Al termine della sequenza l’attrice, esausta e dolorante, ricevette un lungo applauso. Particolarmente emozionante fu per lei l’abbraccio di Tomás Henríquez, che la aiutò a liberarsi dalle corde e a scendere dal cerchione.
L’interpretazione di Lala segnò una svolta nella sua carriera e consolidò la sua reputazione di attrice drammatica. Una fotografia tratta da quelle sequenze venne successivamente utilizzata per la copertina di una pubblicazione dedicata alla tortura in Venezuela. A distanza di decenni, il pubblico continuò a ricordarle quel personaggio, un riconoscimento che Zulay García considerava uno dei premi più importanti ricevuti nel corso della sua vita professionale.
Yolanda in Primavera
Un altro personaggio centrale della sua carriera fu la perfida Yolanda in Primavera. La telenovela, scritta da Alberto Gómez, ottenne una notevole popolarità anche in Italia, dove venne trasmessa con il titolo alternativo Fiori d’arancio.
Yolanda era una donna autoritaria, manipolatrice e capace di ricorrere al delitto per difendere i propri interessi. Il personaggio divenne celebre anche per il frequente uso della parola «inepto», pronunciata per insultare o sminuire gli altri protagonisti. L’espressione ebbe una tale risonanza da entrare nel linguaggio quotidiano di molti telespettatori venezuelani.
Zulay García conservò un rapporto di profonda amicizia con Alberto Gómez. Quando i due si incontrarono nuovamente dopo circa trent’anni, l’attrice raccontò di avere avuto l’impressione che fosse trascorso soltanto un giorno. Per lei, infatti, la vera amicizia non dipendeva dalla frequenza degli incontri, ma dalla capacità di ritrovarsi conservando immutato l’affetto reciproco.
Marilena e il rapporto con i colleghi
In Marilena, Zulay García interpretò un personaggio legato ai piccoli Daniele e Flaminia, interpretati da Asdrúbal Blanco e Teresa Cárdenas. L’attrice si affezionò profondamente ai due bambini, fino a considerarli quasi come figli. Durante le scene nelle quali il suo personaggio piangeva, i piccoli interpreti si lasciavano coinvolgere emotivamente al punto da commuoversi davvero. Zulay García si ritrovava così a doverli consolare una volta terminate le riprese.
Particolarmente doloroso fu anche il giorno in cui dovette registrare i festeggiamenti per le nozze di Maria Chiara. Il giorno precedente si erano svolti i funerali di suo padre, ma quasi nessuno sul set era a conoscenza del lutto. Soltanto la collega Hilda Abrahamz sapeva quanto le costasse affrontare una scena festosa in un momento tanto difficile della sua vita privata.
Tra le amicizie nate sul lavoro ricordava inoltre quella con Rosita Vásquez, interprete della signora Marta. Oltre a essere una collega dal grande senso dell’umorismo, Rosita si fidava talmente tanto di Zulay da permettere soltanto a lei di intervenire sulla propria automobile quando si presentava qualche problema meccanico.
Musica, radio e insegnamento
Parallelamente alla recitazione, Zulay García coltivò anche la carriera musicale. Si esibì come cantante in tournée nazionali e internazionali, portando la propria attività artistica anche fuori dal Venezuela. Tra il 1984 e il 1986 lavorò come conduttrice radiofonica e svolse attività nel settore pubblicitario, televisivo e giornalistico. In seguito fondò a Maturín l’Academia de Artes Fama, dedicandosi per circa dieci anni all’insegnamento della recitazione e alla formazione di nuovi talenti. Il rapporto con gli allievi e con le nuove generazioni rappresentò una parte importante della sua vita professionale. Anche dopo essersi progressivamente allontanata dalle scene, continuò a condividere la propria esperienza e a incoraggiare coloro che desideravano intraprendere una carriera artistica.
Il legame con il pubblico
Zulay García attribuì sempre grande importanza al rapporto con gli spettatori. Durante l’intervista concessa a TelenovelaSerietv il 15 gennaio 2023, ricordò che senza il sostegno del pubblico gli artisti non avrebbero potuto svolgere il proprio lavoro. Raccontò inoltre che, con il trascorrere degli anni, alcuni ammiratori erano diventati per lei veri amici. Considerava l’affetto ricevuto dal pubblico non soltanto una conferma del proprio lavoro, ma una delle eredità più preziose della sua lunga carriera. Amava particolarmente l’Italia e aveva seguito anche alcune lezioni di italiano. La possibilità di incontrare, sia pure a distanza, gli spettatori italiani che l’avevano conosciuta attraverso le telenovelas rappresentò per lei un momento di autentica emozione.
Gli ultimi anni e la scomparsa
Negli ultimi anni Zulay García viveva a Catia La Mar con il marito Álvaro Ortiz, impresario e docente di canto. Dopo essersi ritirata dall’attività artistica continuò a mantenere un rapporto affettuoso con i colleghi, gli amici e il pubblico che l’aveva seguita per decenni. Si spense all’età di 73 anni a Caracas il 15 dicembre 2023, pochi giorni prima di compiere 74 anni, durante un intervento chirurgico d’urgenza resosi necessario a causa di un aneurisma dell’aorta addominale.
Con la sua scomparsa la televisione venezuelana perse una delle interpreti più rappresentative della stagione d’oro di RCTV. La sua carriera rimane legata a personaggi molto diversi tra loro, dalle donne fragili e perseguitate alle antagoniste più dure e memorabili. Tra tutte, Lala di Estefanía continua a essere ricordata come la prova che meglio testimonia il rigore, la sensibilità e il coraggio con cui Zulay García affrontava il mestiere di attrice.
FILM, SERIE E TELENOVELAS
- 1972-1973 – Sacrificio de mujer – telenovela
- 1973-1975 – Raquel – telenovela, doppio ruolo
- 1975-1976 – Valentina – telenovela
- 1976 – Canaima – telenovela
- 1976 – Sabrina – telenovela
- 1976 – A millón, muchachos – serie televisiva giovanile
- 1976 – La balandra Isabel llegó esta tarde – produzione televisiva
- 1976 – Soy un delincuente – film diretto da Clemente de la Cerda
- 1977 – Iliana – telenovela
- 1977 – La hija de Juana Crespo – telenovela
- 1977-1978 – Residencia de señoritas – telenovela
- 1977-1978 – Mariela, Mariela – telenovela
- 1978-1979 – El ángel rebelde – telenovela
- 1979 – Estefanía – telenovela; ruolo: Laura “Lala” Seijas
- 1979 – Sangre azul – telenovela; ruolo: Leonor
- 1980 – Mi hijo Gabriel – telenovela
- 1980-1981 – El esposo de Anaís – telenovela
- 1981 – Andreína – telenovela
- 1982 – Claudia – produzione televisiva
- 1982 – Kapricho S.A. – produzione televisiva
- 1987-1988 – Primavera, conosciuta in Italia anche come Fiori d’arancio – telenovela; ruolo: Yolanda Vivas
- 1988-1989 – Marilena (Abigail) – telenovela; ruolo: Lucía Martínez
- 1989 – La passione di Teresa – telenovela; ruolo: Evarista Useche, chiamata Ornella nell’edizione italiana
- 1989 – Amor marcado – miniserie televisiva
- 1989-1990 – El engaño – telenovela; ruolo: Leona
- 1990 – Caribe – telenovela; ruolo: Daria
- 1991 – Confesión oculta – film per la televisione
- 1991 – La pandilla de los 7 – serie televisiva per ragazzi
- 1992 – Por estas calles – telenovela
- 1993 – Los milagros del Venerable José Gregorio Hernández – miniserie televisiva.
